10 domande ad Anne Fine, autrice di “Tutte le sfumature di Scarlet”

Anne Fine è una delle più grandi scrittrici contemporanee per bambini e ragazzi, autrice di libri memorabili come il Un padre a ore (Madame Doubtfire). Tutte le sfumature di Scarlet è il suo primo romanzo pubblicato da Editrice Il Castoro, libro in cui l’autrice affronta il tema del divorzio in maniera veritiera e sagace attraverso gli occhi della brillante protagonista – suo malgrado –, Scarlet.

10 domande per conoscere meglio Anne Fine!

Quando hai capito di voler diventare una scrittrice?

A quattro anni ero già una fervente lettrice. Quando ne avevo tre, mia madre ebbe tre gemelli, e mi mandarono a scuola due anni prima per aiutarla a gestirci. Nessuno mi aveva spiegato che ero lì solo per il babysitting, perciò imparai a leggere insieme agli altri. A scuola sono sempre stata brava in inglese e ho fatto tantissima scrittura creativa (penso che gli insegnanti ce la proponessero per poter correggere, nel frattempo, le nostre verifiche di matematica e geografia). Tuttavia, non provenivo da una famiglia che pensava potesse diventare un vero lavoro. Ho avuto altri impieghi, mi sono sposata e ho avuto una bambina. E durante una bufera di neve, quando sarebbe stato impossibile uscire per andare in biblioteca a prendere qualcosa di nuovo da leggere, mi sono semplicemente seduta e ho scritto il mio primo libro.

Quanto ci è voluto per vedere la tua storia arrivare tra gli scaffali delle librerie?

Sono stata fortunata: l’ho inviata a un concorso e si è classificata al secondo posto. Alla festa, la più importante agente di libri per ragazzi del Paese si è avvicinata e mi ha proposto di entrare a far parte dei suoi autori. Direi, quindi, non più di due o tre anni, al massimo.

Sei la prima artista della tua famiglia?

Mia madre era estremamente arguta, nonché una lettrice di grande giudizio. Mio padre leggeva molto e, quando andò in pensione, scrisse un romanzo (mai pubblicato). Io però sono la prima a guadagnarci da vivere.

I tuoi tre libri, autori o illustratori preferiti di quando eri bambina e di oggi.

Da bambina: la serie “William” di Richmal Crompton, la serie “Jennings” di Anthony Buckeridge e i romanzi storici di Henry Treece. Ora che sono adulta, ammiro Flaubert, George Eliot e Molly Keane tra decine di altri scrittori. Impossibile scegliere.

La parte migliore e quella peggiore dell’essere una scrittrice.

Le parti migliori sono il silenzio, l’isolamento, e avere il pieno controllo (credo di esserne una maniaca). La parte peggiore sono i viaggi per gli eventi. Ho sempre paura di perdere l’aereo o il treno, o di essere in ritardo. Non succede mai, ma solo perché mi muovo secoli in anticipo e, all’arrivo, ammazzo il tempo nei bar.

Come scrittrice, cosa sceglieresti come tua mascotte/avatar/ animale guida?

Un foglio di carta immacolato. AMO la frase di apertura, è quella che mi fa partire. Il romanzo è là, come una città celestiale in cima a una collina. Sembra perfetto e raggiungibile. Dopodiché è lavoro, ancora lavoro e frustrazione fino alla fine. Ma quella prima pagina…

Come ti è venuta la prima idea per questo libro e cosa hai imparato scrivendolo?

Sono rimasta decisamente sorpresa quando, durante una cena, mia figlia adolescente se n’è uscita con un commento più che perspicace. Più pensavo a quello che aveva detto, più avevo l’impressione che, per la prima volta, fosse stata più brillante e opportuna di tutti gli adulti intorno a lei. La ferrea certezza del “Mamma ha sempre ragione” cominciava a crollare. Volevo esplorare quel turbolento periodo di sconvolgimenti in cui un giovane individuo arriva a vedere molte cose con la stessa chiarezza di chiunque altro, ma deve ancora imparare le (presunte) più mature capacità di tolleranza e comprensione, mentre gli adulti devono fare i conti con il fatto di non avere sempre ragione.

Raccontaci tre cose interessanti/un po’ pazze su di te!

  • Sono bravissima nei parcheggi a S (credo che comunque tutti gli italiani sappiano farlo!).
  • DETESTO con tutta me stessa quando qualcuno mi mente. Lo trovo quasi imperdonabile.
  • La mia cosa preferita è leggere, indisturbata, immersa in un bagno caldo.

Se non potessi essere una scrittrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Se avessi saputo cantare, mi sarebbe piaciuto tantissimo diventare una cantante lirica. Non riesco a immaginare niente di più meraviglioso. Purtroppo, come si suol dire, sono stonata come una campana, perciò non è mai stata un’opzione.

Cosa vorresti che i lettori italiani ricordassero della tua storia?

Vorrei che ricordassero che le famiglie sono complicate, e anche che il carattere, i comportamenti, o anche solo i fugaci stati d’animo di un membro si ripercuotono su chi sta intorno. Le famiglie sono infinitamente affascinanti, mutevoli, a volte crogiolo d’infelicità, ma anche di sicurezza e gioia.

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