10 domande a: Jon Agee, autore di "ROAR! Come diventare un leone"

Un albo divertente, che insegna a non arrendersi e a superare le difficoltà con coraggio, ma anche con leggerezza. È ROAR! Come diventare un leone, il nuovo libro illustrato di Jon Agee, appena arrivato in tutte le librerie! L’autore americano di albi e libri per ragazzi ci ha confidato com’è stato esordire nella letteratura per l’infanzia, quali sono stati (e sono) i suoi autori preferiti e abbiamo scoperto che ha una vera passione per l’Italia. Ecco le nostre dieci domande!

Quando hai capito che volevi diventare uno scrittore? 
Fin da subito sono stato attratto dal creare storie. C’era qualcosa di eccitante nell’ideare una storia dal nulla e vedere quanto in là mi potevo spingere, o quanto mi poteva coinvolgere.
Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?
Quando ho finito l’università, ho cercato di far pubblicare i miei fumetti satirici. E come i miei miti Tomi Ungerer e Andre Francois, ho pensato che avrei potuto illustrare anche libri per ragazzi. Un editor mi ha suggerito che invece di aspettare il manoscritto giusto, avrei dovuto semplicemente scriverne uno io stesso. E così ho fatto. Era un libricino, lungo appena due frasi, ma a loro è piaciuto abbastanza da volerlo pubblicare. E scrivere e illustrare libri è diventato un lavoro.
Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?
La kryptonite nella scrittura è il rumore: la gente che parla, musica da percussione. Posso disegnare e dipingere e lavorare mentre ascolto una conversazione, o la musica a tutto volume, ma non quando scrivo.
I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.
I miei autori preferiti da bambino: A.A. Milne (Winnie the Pooh), E.B. White (La tela di Carlotta), Louis Fitzhugh (Harriet, la spia); per gli illustratori invece Garth Williams (molti dei suoi libri), Robert Lawson (La storia del toro Ferdinando) e Maurice Sendak.
Da adulto ho ammirato il libri e i lavori di Tomi Ungerer (Zeralda’s Ogre), William Steig (Silvestro e il sassolino magico), Andre Francois e Andre Helle. Adesso, adoro i libri e i disegni di Jon Klassen (This is not my hat) e Christian Robinson.
Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?
L’aspetto più bello di questo lavoro è creare storie originali ed essere in grado di condividerle con il mondo. Quello peggiore è che può diventare un lavoro solitario.
Come scrittore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?
Un cane.
Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?
Ho fatto alcuni disegni, bozzetti, di un ragazzo con un costume da leone che faceva degli esercizi con un leone. Mi hanno fatto sorridere. Mi èsembrato come se il ragazzo stesse imparando come essere un leone. La storia è iniziata da lì. ROAR! Come diventare un leone è un genere diverso di libro per me. Sostanzialmente è una lezione, dall’inizio alla fine, in terza persona dal ragazzo che le ha fatte. Quindi ha un ritmo preciso e tanti momenti divertenti.
Raccontaci tre cose folli o interessanti su di te.
1. Mentre scrivo o illustro libri per bambini, ho anche creato dei palindromi. Un buon numero di questi sono apparsi nei miei libri. Quello più popolare è “Go Hang a Salami! I’m a Lasagna Hog!”.
2. Quando ero al primo anno di università ho trascorso tre mesi in Italia. Sono stato a Firenze, parlato italiano (molto male), visitato tantissimi musei, mangiato tantissima mozzarella, e trascorso delle belle giornate. Mio cognato è italiano, di Teramo. È un giornalista che ha scritto per Repubblica, Corriere della Sera e tanti altri.
3. Ho vissuto molti anni a New York, adesso sono a San Francisco, California. Gioco a tennis, faccio escursioni, vado in canoa, mi piace mangiare e cucinare. Uno dei miei piatti preferiti è la pasta con le vongole fresche. Ci aggiungo anche un po’ di pancetta o prosciutto a cubetti.
Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
Mi piacerebbe lavorare nel mondo del cinema. Anche qui si raccontano storie, si creano immagini, direzione artistica etc…, ma con molta più gente coinvolta (cosa che non mi dispiacerebbe).
Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori italiani?
Ciao!

#10domande

Newsletter