10 domande a Amalia Low, autrice di “Il grande litigio di Tito e Pepita”

Il modo migliore per farsi venire l’ispirazione per una storia? Comportarsi da bradipo! Vi sembrerà strano ma è un metodo che funziona per Amalia Low, autrice del divertentissimo albo illustrato “Il grande litigio Tito e Pepita“. Curiosi di scoprire di più su questa scrittrice? Ecco le sue risposte alle nostre #10domande!

Quando hai capito che volevi diventare una scrittrice?

Quando i miei figli erano piccoli, amavo leggergli storie e grazie a loro ho scoperto tantissimi libri bellissimi. Così ho capito di voler scrivere storie per bambini. Amo molto tutto ciò che riguarda i bambini e disegnare, iniziare a scrivere albi per bambini è stato la realizzazione di un sogno.

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?

Certamente. Ho iniziato a scrivere e illustrare libri per bambini quasi per gioco insieme ai miei figli, ma più il tempo passava, più sentivo il desiderio di pubblicare queste storie e trasformare tutto ciò nel mio lavoro. Ci ho messo quasi 20 anni, ma alla fine questo sogno è diventato realtà.

Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?

Si, lo stress da “mondo degli adulti”… Quando devo pagare bollette, chiamare l’idraulico o altre cose simili, ho un blocco creativo. Per la maggior parte del tempo cerco di vivere in campagna proprio per evitare tutti gli stress dello stare in città.

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

Della mia infanzia Dr Seuss, Arnold Lobel e Richard Scarry.

Oggi invece i miei autore preferiti sono Shaun Tan, Claude Ponti e Quentin Blake.

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

La parte migliore è sicuramente veder nascere un libro dal niente: all’inizio ho solo una piccola scintilla, che poi trasformo in una storia, che pian piano si arricchisce di dettagli e immagini. Arrivare poi ad un libro vero e proprio che puoi toccare con mano è come assistere ad un piccolo miracolo.

Non trovo difetti in questo mestiere, lo adoro.

Come scrittrice, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Sceglierei un bradipo. Vive lentamente, mangia foglie e dorme. Questo è il modo migliore per prepararsi all’arrivo e allo sviluppo di una buona idea.

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

Mi sono domandata come mai la gente litigasse con i loro vicini e ho scoperto l’approccio al vivere pacifico di Marshall Rosenberg, che è basato sulla possibilità che tutti gli umani hanno la capacità di provare compassione ed empatia. Stavo pensando a questo libro quando i miei occhi si sono posati improvvisamente su un dizionario di rime dimenticato che si era nascosto in un angolo buio della mia libreria. In quel momento l’intero libro si è scritto da solo.

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

  • Sono convinta di essere una bambini di 4 anni nascosta nel corpo di un adulto.
  • Comunico telepaticamente con il mio cane.
  • Il mio ufficio è il mio letto. Quando dico “sto andando al lavoro”, vuol dire che sto andando a letto, che è il luogo in cui mi viene ispirazione e riorganizzo le idee.

Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Sarei diventata una burattinaia.

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori italiani?

Se il mio libro vi fa ridere, dite all’editore de Il Castoro di pubblicare gli altri miei libri. Sono tutti molto divertenti!

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