10 domande a Andy Riley, autore di “Super Bro”

Andy Riley, desidera diventare un fumettista da quando è piccolo e finalmente il suo sogno si è avverato. Prendendo ispirazione dai film d’azione visti durante la quarantena, è riuscito a creare Super Bro.

Ecco le nostre 10 domande per conoscerlo meglio!

Quando hai capito che volevi diventare uno scrittore?

Da quando sono piccolo, ho sempre voluto essere un fumettista – e tutti i fumettisti sono scrittori, semplicemente scrivono principalmente con le immagini. Ma usano anche le parole! Quindi ho iniziato così. Adesso scrivo molte cose che non sono fumetti, per film e serie tv. Super Bro è un fumetto in tutto e per tutto, ovviamente.

Quanto ci ha messo la tua storia ad arrivare sugli scaffali?

Ho avuto l’idea di Super Bro nel 2020 ed è stato pubblicato nel 2022…circa un anno e 10 mesi.

Sei il primo artista della tua famiglia?

Lo zio di mio papà, Johnny, era un artista. Johnny per la maggior parte del tempo insegnava all’università, ma le sue illustrazioni erano veramente belle e negli anni ’60 ne ha vendute molte. Ha anche combattuto nella Seconda guerra mondiale; fu evacuato dalla spiaggia a Dunkirk nel 1940. Molti anni dopo, mi ha dato molto incoraggiamento quando ero un bambino che voleva diventare un fumettista.

Come hai avuto la prima idea per questo libro e cos’hai imparato scrivendolo?

Ho avuto l’idea per Super Bro durante la quarantena del 2020. Quando eravamo tutti chiusi in casa, ho iniziato a guardare tantissimi film d’azione con Jason Statham o Dwayne Johnson o a volte entrambi. E mi sono ritrovato a pensare, quanto bello sarebbe poter avere delle avventure dove un sacco di cose esplodono, invece che dover stare in casa tutto il giorno? Ho iniziato a disegnare un piccolo fumetto di Jason Statham, e l’ho postato su Twitter ed è piaciuto alla gente. Dopodiché, quella piccola figura a testa di patata è diventata un bambino nella mia testa, che ha intorno ai 9 anni e che si chiama Super Bro…il resto è arrivato facilmente. Per quanto riguarda quello che ho imparato… ho imparato che la mia versione adulta è solo uno strato superficiale, e che il ragazzino di sette/otto anni si sta solo nascondendo sotto. All’inizio pensavo di star scrivendo e disegnando Super Bro per la versione più giovane di me poi ho realizzato – mentre disegnavo le lotte, gli inseguimenti e gli scontri – che quella versione più giovane era in realtà quella al comando. Era la sua mano, non la mia, a buttare giù le battute.

Qual è la parte migliore e quella peggiore dell’essere uno scrittore?

La parte migliore dell’essere uno scrittore è la libertà di programmarsi da soli la propria giornata, di decidere quando e come lavorare. La parte peggiore è il quanto spesso le idee che SAI che funzioneranno COMUNQUE vengano rifiutate.

Quale personaggio letterario ti piacerebbe essere?

Mi piacerebbe essere Too-Ticky di Moominland Midwinter. È il personaggio più figo della letteratura perché sembra capire tutto, specialmente gli strani segreti dell’inverno di cui Moomintroll non ha minimamente idea. Il libro più bello di tutti è Moominland Midwinter, e credo che gli adulti ne possano trarre beneficio tanto quanto i bambini. Inoltre, Jansson era un incredibile artista nei lavori in bianco e nero, e una grande ispirazione per me.

I tre libri/scrittori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

I miei libri preferiti di quando ero piccolo sono Fattypuffs e Thinifers di Andre Maurois – è un mondo così ricco e immaginario, e le immagini sono fantastiche. Anche qualsiasi cosa di Tove Jannson. Uno dei miei autori/artisti preferiti oggi è Sarah McIntyre… che non solo disegna tutte le vignette più belle ma fa anche i migliori cappelli.

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

Ho costruito una casetta di legno tutto da solo, ho tagliato tutta la legna e costruito il camino con dei vecchi mattoni.

Ho un olfatto pessimo.

Ho vinto un Primetime Emmy per aver scritto “Veep”.

Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Se non fossi uno scrittore, mi piacerebbe essere una guida. È il lavoro che ho fatto per un’intera estate quando avevo 19 anni e stavo a Chicago negli Stati Uniti. Quando me ne sono andato a settembre penso fossi diventato abbastanza bravo. Magari quando andrò in pensione potrei diventare una guida amatoriale…

Cosa vorresti che i lettori italiani ricordassero della tua storia?

Mi piacerebbe che le persone si ricordassero che i libri possono essere eccitanti e pieni di azione come i migliori film!

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