10 domande a Dan Yaccarino, autore di “Dopo la tempesta”

“Quello che ho imparato nel realizzare questo libro è che dalle esperienze più personali e intime, si può sempre trovare qualcosa di universale, nel quale si riconoscono anche gli altri.” 

Dopo la tempesta è un libro potentissimo nella sua semplicità, sull’importanza dei legami e degli affetti. Non si accenna mai in modo esplicito alla pandemia o alla guerra, o a una qualche situazione contingente, ma il valore prezioso di questo albo sta nel saper veicolare un messaggio universale: la capacità propria degli esseri umani di superare insieme le difficoltà, solo se uniti. Se siete curiosi di scoprire di più su questa storia e sul suo autore Dan Yaccarino – e, perché no, anche qualcosa sul Lawn bowls – , non vi resta che leggere la nostra intervista in #10domande!

Quando hai capito che volevi diventare un autore per bambini?

Dopo la laurea all’Accademia d’Arte ho lavorato per diversi anni nell’ambito dell’illustrazione commerciale: realizzavo illustrazioni per riviste, giornali, agenzie pubblicitarie, poi un giorno mi è stata presentata un’editor di letteratura per l’infanzia. È stata lei a propormi il contratto per il mio primo albo. All’epoca, in realtà, non sapevo quasi niente sugli albi illustrati. Ma mi sono divertito davvero tanto a lavorare a quel libro, era come se avessi scoperto un mondo del tutto nuovo. Così, anche se può sembrare strano soprattutto visto che, da allora, ho pubblicato almeno settanta libri e prodotto molte serie animate, è stato solo quando ho terminato quel primo albo che ho capito davvero di volermi dedicare totalmente al mondo dei bambini.

Quanto tempo ci ha impiegato questa storia per arrivare tra gli scaffali?

È difficile rispondere a questa domanda. Penso che ci sia voluto un anno e mezzo dalla prima chiacchierata con la mia editor, Maria Russo, per arrivare poi a vedere il libro sugli scaffali. Ma era già da parecchio tempo che pensavo di scrivere una storia su una famiglia divisa, che poi trova il modo per stare insieme. Per anni ho aspettato di scriverla o disegnarla, perché non riuscivo a trovare un modo per costruire il dramma e, soprattutto, a trovare cosa li avrebbe fatti ritrovare – fino al Covid.

Sei il primo artista nella tua famiglia? 

Nella mia famiglia ci sono tante persone creative, e la creatività è sempre stata tenuta in alta considerazione per tutta la mia infanzia, ma sono l’unico a lavorare come artista professionista. Mia sorella ha frequentato la Scuola d’arte, poi, però, ha scelto di non fare dell’arte la sua carriera. Mio padre è un musicista amatoriale, e mio fratello è uno scrittore.

Mio padre è sempre stato appassionato di musica, suonava il sassofono, il clarinetto e il pianoforte. Da giovane voleva diventare un musicista professionista, ma suo padre – mio nonno – lo ha persuaso a non farlo, incoraggiandolo ad impegnarsi in un lavoro più “concreto”, dove poi ha effettivamente avuto successo. Da sempre mio padre è stato il principale sostenitore della mia creatività e della mia carriera nel mondo dei libri. Per fortuna è vissuto abbastanza a lungo da vedere pubblicato il mio primo libro, che lo ha reso davvero orgoglioso, ma se ne è andato troppo, troppo presto (a 56 anni, la mia età oggi), senza poter vedere tutto quello che ho realizzato nei venticinque anni successivi.

In un certo senso, penso che la mia carriera sia in parte dedicata a lui e a quello che non ha potuto fare. Lavoro come illustratore da trentaquattro anni e, come potrete immaginare, non puoi mantenerti facendo questo lavoro se non hai un minimo di senso pratico e per gli affari. Il merito non è solo di mio padre ma anche dei miei avi, dei sacrifici che hanno fatto non avendo alternativa se non fare quel qualcosa di più “concreto”. Erano immigrati italiani privi di istruzione, che iniziarono a lavorare come operai ma che, di generazione in generazione, si elevarono sempre un po’ di più rispetto a quella precedente. Hanno sempre ritenuto fondamentali l’istruzione e il duro lavoro, fino a molte generazioni più tardi, quando io ho avuto la possibilità di tentare una carriera che sarebbe stata impensabile per loro.

Il mio successo è dovuto interamente agli sforzi della mia famiglia, che mi ha instillato un senso di pragmatismo, assieme alla libertà di poter essere un’artista.

Libri, autori e illustratori preferiti della tua inanzia e di oggi:

In casa mia non c’erano albi illustrati – anche se può sembrare strano – semplicemente, non li avevamo. Per la generazione italo-americana dei miei genitori era normale. Io, però, andavo in biblioteca e prendevo libri sui fumetti e sui cartoni animati. Erano i miei preferiti! Mi piaceva guardare le grafiche e studiare la narrazione sequenziale.

Allora come oggi, da sempre è la grafica a proiettarmi in un libro. Sono davvero attratto dalle illustrazioni e dalle grafiche degli anni Cinquanta. Per esempio, molti degli artisti che hanno lavorato dagli anni Cinquanta in poi ai famosi Little Golden Books sono i miei eroi. Sono un estimatore di J. P. Miller, genio non riconosciuto, come di Aurelius Battaglia che, purtroppo, sembra sia stato dimenticato oggi. E poi adoro tutto ciò che ha fatto Roger Duvoisin. Non so se questi libri siano stati pubblicati in Italia, ma hanno avuto un significato particolare per me.

Mi piace moltissimo la grafica degli anni Cinquanta per la sua semplicità ed eleganza. Per me è un equilibrio tra stravaganza e un senso di ordine. Incarna una percezione della vita che mi rappresenta molto. Sono cresciuto in una casa italo-americana, spesso un po’ rumorosa e caotica, ma sempre circondato da tanto affetto e amore. C’era un grande equilibrio in questo. E, naturalmente, il cibo era sempre buono!

 

Quali sono la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

La parte migliore dell’essere uno scrittore è che posso continuare quello che più o meno faccio da quando ero bambino: essere creativo. Ho passato la mia infanzia a scrivere, disegnare, girare film e registrare piccoli “spettacoli radiofonici”. Sento di essere davvero fortunato ad avere l’opportunità di mettere su carta le idee che mi frullano in testa e di poterle condividere con qualcuno. Ancora una volta, devo ringraziare i miei avi per questa opportunità, ai quali sono veramente grato.

Se proprio c’è un lato peggiore, è sapere che ho più idee di quante ne potrò mai pubblicare o realizzare. Mi frustra il fatto che l’editoria e la produzione di film e serie tendano a muoversi più lentamente di quanto vorrei. Per questa ragione, ho dovuto imparare a calibrare le mie aspettative. Gestisco bene il mio tempo, ma è fastidioso sapere che non sarò mai in grado di portare fuori nel mondo la maggior parte delle mie idee.

 

Come scrittore, quale mascotte animale sceglieresti?

Il tasso del miele! Perché è un animale forte che non si tira mai indietro. Sostenere una carriera da più trent’anni non sempre è facile. Ho dovuto raccogliere tutto il mio coraggio per continuare ad andare avanti.

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

Come dicevo prima, ho avuto una primissima idea sulla storia di una famiglia divisa, che poi si ritrova e torna insieme, diventando migliore. Per anni sono stato combattuto su come raccontare questa storia. Dietro c’era la mia lotta personale per adattarmi alla nuova configurazione della mia di famiglia, dopo il divorzio.

Poi, nei primi giorni della pandemia, durante una conversazione con la mia editor, Maria Russo, ho finalmente messo a punto l’idea, e mi sono trovato ad aggiungere la minaccia esterna di una tempesta – che potrebbe rappresentare la pandemia, ma non necessariamente. Le mie idee sulla famiglia sono radicate nel mio essere cresciuto in una casa italo-americana, dove la famiglia è il valore più importante di tutti. Si condividono i propri pensieri e sentimenti, a volte si grida, ma si viene sempre accolti con amore incondizionato. Puoi vacillare o persino fallire, ma l’unica costante nella tua vita sarà sempre la tua famiglia.

Il problema degli italo-americani è che abbiamo perso molta della nostra cultura per lo zelo di diventare americani. Di recente, ho iniziato a rintracciare le mie radici italiane e ho contattato su Facebook persone di Sorrento, da dove proveniva la famiglia di mio padre, e ho scoperto che “Iaccarino” (questa è l’ortografia corretta) è un nome abbastanza comune in quella regione. Sono stato accolto calorosamente, a braccia aperte!

Per quanto riguarda Dopo la Tempesta, non volevo creare una storia che fosse dichiaratamente sul Covid, piuttosto una storia che potesse riferirsi a qualsiasi crisi che possa dividere una famiglia. Volevo che il libro fosse capace di sopravvivere alla pandemia. Il mio sforzo è sempre stato quello di far sì che i miei libri e le mie serie animate avessero come qualità l’essere “senza tempo”.

Quello che ho imparato nel realizzare questo libro è che dalle esperienze più personali e intime, si può sempre trovare qualcosa di universale, nel quale si riconoscono anche gli altri.

 

Raccontaci tre cose interessanti (e magari un po’ folli!) su di te.

Amo cucinare! Per lo più cucino quello che ho imparato lavorando nel ristorante italiano di mio nonno, ma mi piace preparare anche altre ricette. Essendo io italo-americano, sono cresciuto con il buon cibo e il valore di riunirsi per mangiare assieme.

Qualche anno fa mi sono iscritto a un campionato di Lawn bowls a Central Park, a New York. Mi piace questo gioco, che è simile a quello delle Bocce, con la differenza che le bocce hanno un lato più pesante, il che le fa curvare verso una certa direzione. Ci vuole molta pratica per riuscire a controllarle e per avvicinarsi il più possibile al “Jack”, essenzialmente il boccino nelle Bocce. È bellissimo passare un intero pomeriggio concentrato su nient’altro che il proprio gioco e come poter migliorare.

Ho studiato Meditazione Trascendentale al TM Institute di New York e la pratico ogni giorno, il che mi aiuta a non perdere la giusta prospettiva nella vita. Come potete immaginare, visto il mio coinvolgimento nei libri e nelle serie animate, ho un sacco di progetti in corso allo stesso momento, perciò è una gran cosa!

 

Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Anche se, purtroppo, non ho alcun talento musicale, direi quella di musicista. Oppure mi piacerebbe fare lo chef, professione per cui credo di aver sviluppato una passione quando lavoravo nel ristorante italiano di mio nonno, durante la mia infanzia.

 

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?

La famiglia è TUTTO e, anche se la mia non ha più la stessa configurazione dopo il divorzio, l’ho vista come una possibilità per ricostruirla in un modo nuovo e migliore, cosa per cui sono veramente grato.

Newsletter

La nostra newsletter

Scelta della lista

Acconsento al trattamento dei dati personali secondo i termini di legge *