10 domande a Flavia Moretti, autrice di "Servizio Cacche per posta"

Una voce nuova a cui siamo già molto affezionati: Flavia Moretti è la vincitrice del nostro Concorso Castoro 25 e con non poca emozione e orgoglio, le abbiamo rivolto le nostre fatidiche 10 domande!

Quando hai deciso che avresti fatto la scrittrice?
Credo di averlo deciso più o meno 1000 giorni fa, dopo averci girato intorno per molto tempo. Ho una formazione umanistica e ho avuto a che fare con il teatro per diversi anni. Credo sia stato proprio il teatro a farmi capire che volevo scrivere e tra gli strumenti più preziosi che ho a disposizione per costruire storie c’è tanto di quello che ho imparato in quel mondo.


Cosa hai provato nel vedere il tuo libro pubblicato? È stato un sogno diventato realtà?
Sensazioni molto forti. Sono emozionata e grata ogni giorno e faccio fatica a realizzare che stia succedendo davvero. L’idea che qualcuno, chissà dove, stia leggendo il mio libro e che questa lettura possa suscitare riflessioni, emozioni e confronto, è una sensazione stranissima. Un misto di stupore, orgoglio, gioia, senso di responsabilità, paura, felicità e ancora stupore. 

Hai una kryptonite nella scrittura?
Avere troppo tempo a disposizione. Mi accorgo di rendere molto meglio quando sono sotto pressione e piena di scadenze imminenti.

I tre libri/autori/illustratori preferiti di quando eri bambina e di adesso.
Quando ero piccola i miei autori preferiti erano Richard Scarry e Roahl Dahl, però un libro che mi ricorda la mia infanzia è il Giornalino di Gian Burrasca. Me l’aveva regalato una zia che mi chiamava Giannina. Ultimamente invece mi sono piaciuti molto Eleonor Oliphant sta benissimo di Honeyman, Non lasciarmi di Ishiguro e tutta la serie su Polleke di Kuijer. Non sono pronta per avere degli autori preferiti perché devo ancora leggere troppe cose.

L’aspetto positivo e quello negativo dell’essere uno scrittore.
Gli aspetti positivi sono tanti. Uno dei miei preferiti è il momento in cui senti che tutti i pezzi si stanno incastrando bene e la storia si muove. È come ricevere una bella sorpresa. Un aspetto negativo invece potrebbe essere la paura di non riuscire a costruire qualcosa che funzioni, di non trovare le parole adatte, di non essere efficace. A volte la paura può bloccare tutto, anche la scrittura.

Come scrittrice, cosa sceglieresti come mascotte/avatar/spirito animale?
Questa è una delle mie domande preferite. Sicuramente il cane, con questi animali c’è un rapporto di reciproca empatia. Mi fanno ridere, mi rassicurano e mi commuovono. Il mio amico Blues è con me da quasi sei anni e non esagero se dico che oltre a essere uno dei punti fermi della mia vita è anche una grande fonte di ispirazione. Spesso è proprio lui che mi regala uno sguardo più leggero, più semplice e più generoso sulle cose. Sarebbe molto difficile farne a meno.

Dove hai trovato l’idea per questo libro e cosa ti ha insegnato.
L’idea per Cacche per posta è arrivata in un periodo in cui ero molto arrabbiata per una questione che percepivo profondamente ingiusta. A un certo punto ho pensato a quanto sarebbe stato bello spedire un pacco con della cacca alle persone che in quel momento stavo detestando. Poi, facendo una ricerca su internet ho realizzato che esistono dei servizi a pagamento che anonimamente spediscono cacca in giro. Questa assurda scoperta ha fatto scattare una serie di associazioni e ho iniziato a intravedere una storia da raccontare che andava oltre quello che il titolo suggerisce, anche se proprio da lì era necessario partire. Tengo molto a questo libro anche perché scriverlo mi ha ricordato quanto la rabbia possa diventare funzionale se trasformata in comunicazione costruttiva e quanto il confine tra cosa è giusto e cosa non lo è sia sottile, fragile e delicato.

Raccontaci 3 cose interessanti o folli di te.
Amo fare più colazioni durante la giornata, mi capita di farne due o tre. La colazione mi rassicura, mi dà la sensazione di avere ancora tempo per fare un sacco di cose, anche se sono le nove di sera. Soffro di vertigini anche in luoghi del tutto improbabili come le scalette del terrazzino di casa. A volte cammino sulle punte dei piedi.

Se non fossi una scrittrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
Il lavoro ideale potrebbe essere costruire e far vivere una sorta di fattoria che oltre agli animali, agli orti e ai frutteti, ospitasse anche una scuola, una biblioteca e uno spazio per le attività creative.
Cosa vuoi dire ai tuoi lettori?
Spero che il libro che ho scritto per voi possa farvi ridere, emozionare e muovere dei pensieri, proprio come è successo a me mentre lo scrivevo.

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