10 domande a Michael Engler, autore di "Io e te ci vogliamo bene"

Dai disegni alla scrittura: Michael Engler da piccolo voleva diventare un fumettista. Poi, però, si è reso conto che a scrivere si divertiva moltissimo ed è diventato uno scrittore. In occasione dell’uscita dell’albo Io e te ci vogliamo bene, scritto da lui e illustrato da Joëlle Tourlonias, gli abbiamo rivolto le nostre dieci domande!

Quando hai deciso che avresti fatto lo scrittore?
Scrivere ha dato il via a una deviazione: volevo diventare un fumettista e disegnavo Paperino. Negli anni Ottanta solo Oberon pubblicava il tipo di storie che volevo disegnare. Per ottenere la tua pubblicazione, dovevi inviare delle pagine di prova. Così ho pensato che sarebbe stato meglio scrivere una storia e farne i disegni (in questo modo avrei evitato di disegnare cose molto difficili). Beh, il mio editore comprò quella storia, ma disse che i miei disegni non erano abbastanza buoni. Quando tornai mesi dopo con una storia diversa accadde la stessa cosa: storia comprata, disegni respinti. Questo avvenne per due anni, prima che i miei primi disegni fossero pubblicati. Dopo di che ho venduto diverse storie e mi sentivo a mio agio con la scrittura.
Cosa hai provato nel vedere il tuo libro pubblicato? È stato un sogno diventato realtà?
In realtà la mia prima pubblicazione è stata un settimanale di Paperino. E con quello ho imparato il dolore più grande di ogni artista: ci vollero mesi prima che la mia storia fosse pubblicata, migliorai in quel lasso di tempo e quando la mia storia fu pubblicata mi accorsi di tutti i difetti in quel lavoro. Avrei voluto riprenderlo e lavorarci di nuovo. Il mio primo libro arrivò una decina di anni più tardi, dopo una carriera in pubblicità. E lì fu quasi il sogno che diventa realtà. Quasi perché dimenticarono di stampare il mio nome in copertina. A ogni modo quella fu la prima volta in cui mi sentii uno scrittore.
Cosa ti dà forza nella scrittura?
Tanto caffè. E l’irremovibile certezza che la prossima parola arriverà e con lei la frase…

I tre libri/autori/illustratori preferiti di quando eri bambino e di adesso.
In realtà non avevamo libri quando ero piccolo. Quando avevo circa 9 o 10 anni scoprii il bellissimo mondo delle biblioteche. Ho letto quasi tutto lì, di certo tutto nella sezione per ragazzi. I miei scrittori preferiti di allora erano Astrid Lindgren e Michael Ende. Oggi ho un profondo rispetto per i loro lavori, ottimi ed eterni. I miei libri preferiti erano Pippi Calzelunghe e Le avventure di Jim Bottone e a quei tempi ho scoperto anche il fenomenale albo illustrato Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak. Oggi mi piace leggere Philip Pullman, Neil Gaiman, Shaun Tan (i loro libri per ragazzi). Per quanto riguarda libri per adulti leggo i classici tedeschi come Heinrich Heine fino ad arrivare ai romanzi postmoderni di David Forster Wallace.
Per quanto riguarda gli illustratori… di sicuro mi piacciono quelli con cui lavoro come Joëlle Tourlonias e Martina Matos. Ma mi piace anche lo stile semplicistico di Olivers Jeffers e quello molto delicato di alcuni illustratori come l’italiana Manuela Adreani o la francese Rebecca Dautremer.
L’aspetto positivo e quello negativo dell’essere uno scrittore.
La parte migliore è quando leggo uno dei miei libri ai bambini e vedo che riesco a toccare i loro cuori con le mie parole.
La peggiore: aspetto molto prima che un mio albo venga pubblicato dopo che ho già finito di scriverlo, a volte qualche anno… L’attesa è dura, soprattutto perché non sono una persona molto paziente.
Come scrittore, cosa sceglieresti come mascotte/avatar/spirito animale?
Il coniglio è definitivamente il mio preferito. Spunta in molte mie storie. Mi piace perché è un animale pacifico. Di sera ne vedo molti fuori dal mio balcone: mangiano, si sdraiano, si riposano e qualche volta mi domando quali storie potrebbero raccontarci. 

Dove hai trovato l’idea per questo libro e cosa ti ha insegnato.
Quando ero piccolo, mio padre viaggiava molto e ho sempre creduto che sarebbe tornato. Ecco perché ho voluto scriverne. Credo che oggi perfino più genitori devono viaggiare molto e stare lontani da casa (per lavoro). Volevo dare loro un libro che possano leggere ai loro figli in modo tale che i bambini imparino ad avere fiducia che i loro genitori torneranno.
Cosa ho imparato? Beh, devi tornare nel tuo passato e rivivere le emozioni che hai provato da bambino quando vuoi scrivere un libro onesto. Un libro che i bambini capiscano e a cui reagiscano.
Raccontaci 3 cose interessanti o folli di te.
Forse che preferisco scrivere di notte? È interessante?
O che potrei mangiare spaghetti aglio, olio e peperoncino sette giorni su sette?
O che leggo dai due ai tre libri parallelamente allo stesso tempo? (Ci sono così tanti libri fantastici là fuori e leggerli in parallelo mi dà la sensazione che posso leggerne di più, che sia vero o no).
Se non fossi uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
Ho fatto molti lavori nella mia vita: ho lavorato in una fabbrica di macchine, ho fatto l’autista, il direttore artistico in un’agenzia pubblicitaria, sono stato un fumettista e un illustratore e ho anche scritto programmi per computer. Essere uno scrittore è il più soddisfacente di tutti questi lavori. Non so cosa riservi il futuro, ma sono pieno di storie e spero di poterle raccontare per il resto della mia vita nei libri, sul palco o in radio o su qualsiasi mezzo arriverà.
Cosa vuoi dire ai tuoi lettori italiani?
Sono molto elettrizzato che il mio libro preferito arrivi finalmente nella mia nazione preferita! Amo davvero l’Italia, il cibo italiano, la lingua (anche se sfortunatamente non la parlo), la musica e il carattere socievole degli italiani. Cerco di andarci quando posso e io e mia moglie abbiamo passato la nostra luna di miele due anni fa viaggiando dall’Umbria, passando dalla Toscana, alla Sardegna. È stato così bello che dovremmo farlo ogni anno.

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