10 domande a Jessica Townsend, autrice di Nevermoor

Jessica Townsend è la giovane ideatrice e scrittrice della saga di Nevermoor, New York Times Bestseller. Il primo volume Nevermoor. Il destino di Morrigan Crow è stato acclamato dalla critica e dal pubblico e si è da subito affermato come un fenomeno internazionale: è stato tradotto in 38 lingue e Fox ha comprato i diritti cinematografici. Grazie alle nostre dieci domande abbiamo scoperto cose molto interessanti… sapevate, per esempio che inizialmente Morrigan Crow era stata immaginata dall’autrice come il personaggio adulto per un altro romanzo?

Quando hai deciso che avresti fatto la scrittrice?
Ho deciso che sarei diventata una scrittrice quando avevo 7 anni… più o meno nello stesso momento in cui ho capito che i libri erano davvero scritti dalle persone, e non apparivano magicamente sugli scaffali. Volevo essere più di ogni altra cosa una di queste persone! Così ho scritto una storia intitolata I tre koala, e un gentilissimo bibliotecario l’ha pubblicato nella newsletter della mia biblioteca locale, e da quel giorno ho capito che avrei voluto scrivere storie per sempre.
Cosa hai provato nel vedere il tuo libro pubblicato? È stato un sogno diventato realtà?
Il viaggio fin qui è stato tutta una serie di sogni diventati realtà. Per tantissimo tempo, Morrigan, Jupiter e Nevermoor sono esistiti solo nella mia testa. L’idea che altre persone si uniranno a me in questo mondo stravagante insieme a questi piccoli amici bizzarri… questo è l’ultimo sogno diventato realtà, e mi esplode in testa ogni singolo giorno.
Hai una kryptonite nella scrittura?
Internet è un pericoloso paese dei balocchi di delizie perditempo, ed è il nemico di tutti gli scrittori.
I tre libri/autori/illustratori preferiti di quando eri bambina e di adesso.
Da piccola, i mie tre libri preferiti erano Piccole donne di Louisa May Alcott (ho ancora la copia di mia nonna, che praticamente cade a pezzi perché l’ho letta milioni di volte); Il domani che verrà di John Marsden (il primo di una fantastica serie di sette libri ambientati di un’Australia immaginaria sconvolta dalla guerra); e più tardi, come teenager, mi sono innamorata della brillante serie di Harry Potter. Oggi sono ancora i miei preferiti, insieme a Non lasciarmi di Ishiguro, Stazione undici di Emily St. John Mandel e la trilogia Il mago di Lev Grossman.
La parte migliore e quella peggiore dell’essere uno scrittore.
La parte migliore è quando lavori a un intreccio difficile della trama e tutto improvvisamente e magicamente si incastra, in un modo che non avresti mai immaginato. È una sensazione bellissima. La parte peggiore…. Non sono sicura che ci sia una parte peggiore! Essere una scrittrice è fantastico.
Come scrittrice, cosa sceglieresti come mascotte/avatar/spirito animale?
Penso che il mio spirito animale sarebbe un orso. Ma non un orso che ti assale inaspettatamente durante un’escursione in montagna. Ma un assonnato, pacifico orso che vuole solo autoinvitarsi al tuo picnic e rilassarsi.
Dove hai trovato l’idea per questo libro e cosa ti ha insegnato?
Avevo immaginato Morrigan Crow come un personaggio adulto per un’altra storia che stavo provando a scrivere. Era la zia eccentrica e magica della protagonista, e aveva un buffo migliore amico di nome Hawthorne Swift. Ho capito che questi due personaggi erano molto più interessanti della ragazzina protagonista (di cui non ricordo neanche il nome). Ho iniziato a domandarmi come questo personaggio fosse diventato la donna che era in quel momento, come era da bambina e da dove veniva, ed è stata questa la genesi di Nevermoor.
La cosa più importante che ho imparato scrivendo questo libro è che posso davvero finire di scrivere un libro! Ho anche imparato a essere paziente e lasciare le idee prendere forma tutto il tempo necessario. Ci ho messo anni a scrivere Nevermoor e a progettare la serie – se l’avessi finito in sei mesi, sarebbe stato un libro totalmente diverso (e sarebbe stato terribile).
Raccontaci 3 cose interessanti o folli di te.
Una volta mi sono fatta un taglio di capelli mullet. Avevo 4 anni e avevo deciso di tagliarmi da sola la frangia in gran segreto, e avevo fatto un lavoro tale che l’unica cosa che il parrucchiere ha potuto fare è stato farmi un taglio mullet di tutto rispetto. Era il 1989. Penso che fosse decisamente alla moda a quel tempo.
Lavoravo allo zoo di Steve Irwin come editor della rivista. E appena potevo correvo fuori dall’ufficio per andare a vedere il mio animale preferito. Era una tartaruga gigante delle Galapagos di nome Harriet, di 176 anni e ghiotta di fiori di ibiscus.
Adoro i temporali! Più rumorosi sono, meglio è. E il mio odore (e parola) preferito nel mondo è “petricore”: il profumo della terra bagnata dopo la pioggia.
Se non fossi una scrittrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
Ho sempre voluto essere una volontaria.
Cosa vuoi dire ai tuoi lettori italiani?
Sono così eccitata che questo libro sia pubblicato in Italia. Non vedo l’ora! E spero che Nevermoor diventi un posto in cui vorrete ritornare, perché adesso appartiene anche a voi.

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