La parola agli illustratori: Aurora Cacciapuoti

Quando hai capito che volevi diventare un’illustratrice? 

Mi è sempre piaciuto i disegnare, fin da bambina, ma è stato mentre studiavo per la mia specializzazione in psicoterapia espressiva (arte terapia) che ho capito di volermi dedicare al 100% all’illustrazione come lavoro.

 

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?

Assolutamente si, e non solo il primo.

Ogni volta che finisco di lavorare a un libro, si rinnova la sorpresa e la gioia di vederlo pubblicato. Uno dei momenti più emozionanti è proprio quando arriva lo scatolone con le copie del libro a casa o quando vedo il mio libro esposto nelle librerie.

 

Hai una tua kryptonite personale nel tuo lavoro creativo?

Forse quando mi fermo troppo a riflettere e mi dimentico che a volte per avere la giusta ispirazione bisogna semplicemente staccare e andare a fare una passeggiata o una chiacchierata con un amico/a.

Le più grandi idee arrivano dall’ambiente che ci circonda, le discussioni che ascoltiamo, le cose che vediamo. Difficile che la giusta idea arrivi quando stiamo chiusi in studio ore e ore.

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

Bianca Pitzorno,

Quentin Blake,

Matilda di Cioccolato di Ronald Dahl

 

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere dell’illustratrice?

La parte migliore è sicuramente il fatto di poter fare come mestiere quello che più ti piace, ossia disegnare e scrivere, dà un certo senso di libertà.

La parte peggiore è proprio che essendo un lavoro da libero professionista, in un certo qual modo non stacchi mai. Sono due lati della stessa medaglia.

 

Come illustratrice, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Devo dire che questo cambia molto a seconda dei momenti e periodi dell’anno.

In questo momento direi il procione.

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

Mentre disegnavo questo libro avevo il pancione e ho passato buona parte della gravidanza a disegnare questi personaggi. Quale migliore ispirazione?

 

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

Ho un cane lapinkoira di nome Yuka, che in giapponese vuol dire fiore gentile, che abbaia a tutti i cani che incontra per strada come se dovesse sbranarli, ma in realtà vuole solo dargli un annusatina.

Confesso che il mio armadio è stato tutto riorganizzato con il metodo ConMari, come buona parte della casa e questo mi vale le prese in giro di tanti amici.

Adoro il Giappone, ci sono stata due volte ma se potessi passerei ogni mia vacanza nel paese del Sol Levante.

Se non fossi diventata un’illustratrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Mi piacciono tutte le attività artigianali, ad esempio mi affascina il mestiere del rilegatore o del serigrafo. Mi piace anche moltissimo cucinare, quindi qualcosa legata a questi campi.

 

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?

Seguite sempre i vostri sogni e non vi scoraggiate.

Tenete duro e vedrete che qualsiasi cosa abbiate in mente si può realizzare!

 

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