10 domande a Eleonora Fornasari, autrice di “La ricetta della felicità”

Quando hai capito che volevi fare la scrittrice?

Direi presto, non appena ho imparato a scrivere. A sette anni avevo già scritto due storie, Il fantastico mondo scoperto in un tombino e La storia di Brigitta e sognavo di vederle pubblicate. Scrivevo tutte le mie storie su quaderni e agende e le illustravo di mio pugno, ma devo ammettere che con i disegni me la cavavo decisamente peggio.

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?

Un’emozione grandissima. Di solito, sono abituata a scrivere in team, cioè all’interno una squadra di persone. Scrivo programmi e sceneggiature per la televisione, sempre per bambini e ragazzi. La storia, fin da subito, non è mai totalmente mia e quando arriva in tv, rimane ben poco all’immaginazione, perché ci sono gli attori o le animazioni. Vedere invece in libreria un romanzo scritto interamente da me è l’avverarsi del mio più grande sogno, quello che mi accompagna da quando sono bambina. Mi piace l’idea che il lettore possa dare forma nella sua testa ai personaggi e alle ambientazioni… insomma, possa fare più sua la storia.

Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?

A volte dubito di me stessa e mi scoraggio, ma so anche che è un “passaggio obbligato” e che poi ce la farò! Mentre mi vengono subito in mente i personaggi, a volte impiego settimane intere per la trama e la struttura e, in questo caso, perdo spesso la pazienza. Questo perché non sto nella pelle all’idea di vedere la storia che prende forma e, finché non funziona, sono dolori!

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

Bianca Pitzorno, in particolare Ascolta il mio cuore, Roald Dahl, soprattutto Matilde e, su tutti, Piccole donne di Louisa May Alcott. L’ho letto così tante volte, da consumarlo! Ovviamente il mio personaggio del cuore è Jo March, la sorella scrittrice. Per quanto riguarda gli illustratori, mi è sempre piaciuto lo stile di Quentin Blake!

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

La parte migliore del mestiere di scrittore è che il lavoro più bello del mondo! Non passa giorno che nella testa di uno scrittore non ci sia un pezzo di mondo fantastico, un personaggio che ti parla, una storia che chiede di uscire… non ci si annoia mai! La parte peggiore è che richiede molta pazienza e molto tempo, soprattutto tra il momento della scrittura e quello della pubblicazione e io sono una tipa piuttosto impaziente… vorrei tutto subito, l’ho già detto, vero?

Come scrittrice, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Sceglierei un albero, perché ha le radici ben piantate in terra, che ti ricordano da dove vieni, e i rami protesi verso il cielo, per sognare sempre più in alto. A dire il vero, un albero tutto mio ce l’ho e ha anche un nome: si chiama Tancredi, è un cacao e vive in Camerun.

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

Ho trovato ispirazione nella mia vita. La mia famiglia è mista come quella di Rania, perché è in parte egiziana e anche a casa mia si cucina molto. Ovviamente, non possono mancare le spezie e i profumi mediorientali! Con questa storia, ho voluto raccontare cosa significhi stare in bilico tra due mondi… un’esperienza che non ho vissuto direttamente, ma attraverso persone molto vicine a me. Scrivendo questo romanzo, mi sono immedesimata nella loro infanzia e ho capito un po’ di più che cosa significhi portarsi dietro un nome o una carnagione che diventano un’etichetta da cui è impossibile liberarsi. E poi mi sono ispirata alla realtà… purtroppo di personaggi razzisti come Raoul Tirinnanzi ne esistono tanti, ma per fortuna è ancora possibile fare sentire la propria voce di fronte alle ingiustizie!

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

Accidenti, tre sono poche! Vediamo…

1-Ho vissuto per un periodo della mia vita a Hollywood, negli Stati Uniti, perché lavoravo in una scuola di cinema! È stata una parentesi folle e avventurosa, che non dimenticherò mai. Ho conosciuto tantissimi personaggi strani e visto da vicino attori in carne e ossa come Clint Eastwood, Michael Douglas, Catherine Zeta Jones, Melanie Griffith, Antonio Banderas, Charlize Theron e Jesse Eisenberg. Un giorno, ci scriverò una storia!

2- Anche se tutti mi conoscono come Eleonora, sui documenti ufficiali ho ben tre nomi– Eleonora,  Claudia e Mirella! La cosa più fastidiosa è che devo firmare sempre con tutti e tre!

3-Come Rania, sono una frana negli sport, però sono una grande tifosa di calcio! Nonostante non mi piaccia per nulla fare i mestieri, l’unico momento in cui mi metto a stirare volentieri è quando gioca la mia squadra del cuore. Sono così agitata che devo per forza tenermi occupata e solo questo mi rilassa!

Se non fossi diventata una scrittrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

La psicologa. Sono sempre stata attratta da tutto ciò che riguarda la personalità e la psiche. Per questo, in una storia, mi diverte più di tutto creare i personaggi, con i loro punti di forza e di debolezza e le loro sfumature. Non credo però che sarei stata una brava professionista. Sono molto sensibile e mi sarei lasciata coinvolgere troppo.

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?

Spero che il personaggio di Rania vi conquisti e che la sua storia vi emozioni e diverta, come ha emozionato e divertito me mentre la scrivevo. Più di tutto però, spero che vi faccia venire voglia di cercare la vostra personale ricetta della felicità e combattere per i vostri sogni e per tutto ciò che vi sta a cuore.

Newsletter

Scelta della lista

Acconsento al trattamento dei dati personali secondo i termini di legge *