10 domande a Alexandra Penfold, autrice di “Siamo tutti benvenuti”

Quando hai capito che volevi diventare una scrittrice?

A dieci anni. Ricordo di aver scritto nel mio diario della quarta elementare: “Amo scrivere e spero un giorno di diventare una scrittrice”

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?

Per 15 anni ho svolto diversi lavori nel campo dell’editoria per bambini. Ho lavorato nella parte di marketing, come editrice e ora lavoro come agente letterario.  Ho visto tutte le sfaccettature di questo mondo e so quanto sia difficile scrivere un libro che sia fresco e divertente da leggere ad alta voce. Quindi è stata davvero  un’emozione vedere il mio primo libro pubblicato.

Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?

Mi piace mettermi in collegamento attraverso i social con altri autori, e spesso nascono discussioni molto interessanti che mi distraggono dal lavoro.

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.      

Da bambina:

The Blue Faience Hippopotamus di Joan Grant, illustrato da Alexandra Day
Eloise di Kay Thompson, illustrato da Hilary Knight
Spaghetti for Breakfast and Other Useful Phrases in Italian and English di Sesyle Joslin, illustrato da Katharina Barry

Ora:

A Hungry Lion or A Dwindling Assortment of Animals di Lucy Ruth Cummins
We Found a Hat di Jon Klassen
Kid Sheriff and the Terrible Toads di Bob Shea, illustrazioni di Lane Smith

 

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

La parte migliore è condividere storie e creare connessioni con i lettori. La parte peggiore è non aver abbastanza tempo per scrivere!

Come scrittrice, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?  

probabilmente un grosso bicchiere di iced coffee, perché è la benzina che mi fa scrivere!

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

Siamo tutti benvenuti è nato dal desiderio mio e di Suzanne di creare un libro che riflettesse le comunità scolastiche che sto state parte delle nostre vite familiari. L’ispirazione è arrivata dopo aver visto un poster che Suzanne aveva creato per la sua scuola che mostrava studenti con background differenti. In quel poster ho visto tutte le famiglie della nostra scuola. Volevo creare una storia che partisse da questo e potesse essere usata per aprire discussioni e dialoghi nelle scuole, stimolando la creazione di luoghi d’apprendimento più inclusivi per tutti.

Volevo un testo rassicurante, accogliente, inclusivo e aperto. Un testo che letto ad alta voce dai maestri rassicurasse i bambini sul fatto che la loro scuola e la loro classe è un posto per loro. Vedere Suzanne dare vita a tutto questo grazie alla sua arte e riflettere su una comunità veramente inclusiva fino ai minimi dettagli, come assicurarsi che l’ingresso della scuola fosse accessibile in sedia a rotelle, è stata una parte bellissima del processo.

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

Il mio primo lavoro è stato in una fabbrica di cioccolato.

Sono molto snodata.

Una volta ho vinto un biglietto per un musical a Broadway per aver inventato un gusto di gelato.

Se non fossi diventata una scrittrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Essere un’agente letteraria e avere la possibilità di aiutare autori e illustratori a costruirsi una carriera è un lavoro davvero speciale e mi sento davvero fortunata di poterlo fare (e di essere anche un’autrice).

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori italiani?

I miei bisnonni provenivano dalla costa di Amalfi. Amo l’italia e spero di tornarci quanto prima!

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