10 domande a Francesco Fagnani, autore di “Cucù” e “Solletico”

Quando hai deciso che volevi fare lo scrittore?

Non l’ho mai deciso, poi scrittore è una parola grossa. È venuto da sé. Dapprima con il disegno abbinato alle parole, satira e fumetto, poi col disegno che cercava un rapporto con le parole, poi a volte con le parole che andavano da sole e le immagini che restavano chissà dove.

Com’è stato vedere pubblicato il tuo primo libro? Era un sogno che diventava realtà?

Le prime pubblicazioni sono state fumetti e vignette di satira, e sì, era una grande emozione vederle pubblicate e quindi condividerle con tante persone.

Hai una kriptonite creativa?

Non so, forse a volte quando mi trovo a pensare a ciò che può piacere agli altri anziché partire da quello che interessa a me. È una svista e non fa bene.

Tre libri/autori/illustratori preferiti quando eri piccolo e oggi.

Da piccolo qualsiasi libro o fumetto capitasse, avevo amato il mondo di Winnie the Pooh. Come disegnatori mi piaceva tanto Burne Hogarth con Prince Valiant, e ricordo il Peter Pan di Gustavino.

Oggi, se parliamo di letteratura cosiddetta per ragazzi, a parte “il solito” e Quentin Blake, fra autori e illustratori: Tove Jansson, Matticchio, Chris Ware, Susie Lee, Guus Kuijer sono i primi che mi vengono in mente, ma ce ne sono tanti.

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

La migliore è quando ci si dimentica di quello che si sta facendo, cioè il momento del lavoro “manuale”, per me la peggiore spesso è quando si rilegge.

Come scrittore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Il merlo mi sta simpatico, è buffo, intelligente e sa volare, ma spesso sceglie lo stesso di correre per terra.

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

Questi mini libri sono venuti direttamente da una curiosità infantile per le parole. Mi hanno insegnato altre parole e che chiederle in prestito non sempre è facile.

Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Il filosofo ereditiero, o forse il boscaiolo.

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?

No no, non mi permetterei.

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