10 domande a Chandler Baker, autrice di “Questa non è la fine”

Chandler Baker ci svela, nella nostra intervista in 10 domande, come è nato il romanzo Questa non è la fine : “Ricordo che ero in piedi – nella mia camera, che frugavo nel cassetto dei calzini – e all’improvviso sapevo che c’era un mondo dove la tecnologia per la resurrezione si era evoluta talmente tanto da permettere a ogni persona di resuscitare qualcuno.” 

Buona lettura!

Quando hai capito che volevi diventare una scrittrice?

Se da bambina qualcuno mi avesse detto che essere una scrittrice era effettivamente una scelta lavorativa possibile, l’avrei sicuramente deciso allora. Ho sempre avuto una passione per i libri e crescendo spesso ho provato a scrivere una pagina o due. Ma è stato solo durante il mio primo anno di università che ho capito che gli autori non sono altro persone comuni che hanno semplicemente iniziato a scrivere partendo da una pagina bianca e continuato. Da quel momento ho iniziato a dedicarmi seriamente alla scrittura. E vorrei prendermi a calci per non averlo fatto prima.

 

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?

Si, lo è stato davvero. Spesso mi dicevo: se riuscissi a pubblicare anche solo un libro, sarei contenta. E adesso, ovviamente, rincorro la prossima sfida. Ma il giorno in cui è stato pubblicato il mio primo romanzo, l’ho passato girando di libreria in libreria insieme a mio marito per farmi fotografare di fronte agli scaffali con il libro fresco di stampa in mano!

 

Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?

La notte! non riesco a produrre niente di buono passate le 22.30. Il mio cervello si spegne. Ammiro quegli scrittori che riescono ad essere produttivi anche la notte, io proprio non ci riesco.

 

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.      

Da bambina i miei preferiti erano: La bussola d’oro di Philip Pullman, Lo Hobbit di Tolkien e Summer Sister di Judy Blume. Ora devo ammettere che i miei preferiti cambiano spesso, ma tra i titoli più recenti che ho letto e amato ci sono sicuramente: Il Cardellino di Donna Tartt, Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood e Piccole grandi bugie di Liane Moriarty.

 

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

La parte migliore è ascoltare il parere di chi mi legge. Non c’è nulla di più bello che incontrare un lettore in carne e ossa durante un evento o ricevere una mail da qualcuno che ha stretto un legame con il mio lavoro. Spesso per noi scrittori è facile sentirsi come di star lavorando dentro una bolla, ed è emozionante avere la prova evidente che qualcuno effettivamente legge le nostre storie. La parte peggiore è l’attesa! L’editoria è una macchina a rallentatore e non sono affatto una persona paziente. È una combinazione ardua da gestire.

 

Come scrittrice, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?  

 Posso scegliere un motto?  Un anno fa circa, sono andata a casa di un mia amica che aveva organizzato una festa per guardare Game of Thrones e sui tavoli, a ogni posto a sedere, aveva assegnato un motto delle casate. Quello ricevuto da me era “Il tempo è l’unico nemico”, che mi calza perfettamente. Gli amici spesso mi prendono in giro perché non riesco mai a dire di no. Ma amo i progetti ed essere impegnata. Sono un avvocato, ho un figlio e sono anche una scrittrice. Ci sono anni in cui magari ho addirittura più di un libro in uscita e sono sempre lì che mi destreggio tra la scrittura e sperimentare nuovi hobby.

 

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

Non ho mai creduto agli autori quando lo dicevano finché non è successo a me, ma la storia di questo libro è nata da un colpo d’ispirazione. Ricordo che ero in piedi – nella mia camera, che frugavo nel cassetto dei calzini – e all’improvviso sapevo che c’era un mondo dove la tecnologia per la resurrezione si era evoluta talmente tanto da permettere a ogni persona di resuscitare qualcuno. Ho visto una ragazza coinvolta in un incidente in auto con il suo ragazzo e (nella prima versione del libro) due migliori amici, e un fratello, rimasto paralizzato. Credo che il mio cervello abbia iniziato inconsciamente a mescolare diversi trailer di alcune serie tv – Resurrection e The leftovers. Qualcosa di alchemico è successo dentro di me e il risultato è stato questo libro. Scriverlo mi ha insegnato ad amare i miei stessi personaggi come non avevo mai fatto prima e a cercare veramente delle connessioni emotive con loro in un modo che spero di trasmettere ai miei lettori. Questo è l’unico libro per cui in alcune parti ho pianto veramente mentre le scrivevo.

 

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

1. Ho inziato a prendere delle lezioni per imparare ad andare sullo skate mentre studiavo per diventare avvocato e ho imparato a fare il “drop in” sulle rampe;

2. Non mi piacciono le torte

3. Ho fatto da ghostwriter per quattro libri prima che il mio venisse pubblicato.

 

Se non fossi diventato una scrittrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Probabilmente sarei un’autrice televisiva. Amo la televisione, e scrivere è la mia passione. Non mi sentirei felice se non continuassi a creare storie in qualche modo.

 

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?

Fatemi venire in vacanza da voi! Scherzo (o forse no?). Non sono mai stata in Italia ma è sulla mia lista delle cose da fare. E sarebbe fantastico se i lettori italiani mi mandassero dei suggerimenti su qualche autore o libro italiano da leggere!

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