La parola agli illustratori: Stefano Tambellini

Il suo lavoro si svolge a Lucca, dove vive, e il resto del mondo, dal momento che i suoi disegni hanno abbellito libri di vari editori internazionali. Ama le storie che facciano trattenere il respiro e da subito è entrato in sintonia con Odino, un gatto tanto scorbutico quanto spelacchiato le cui avventure vi aspettano in libreria!

La parola a Stefano Tambellini!

Ho iniziato a lavorare come illustratore per l’editoria una decina di anni fa. Ma è stato un po’ per caso e non per scelta programmata, nonostante abbia sempre amato i libri illustrati e già da piccolo ne facessi di miei.

Nel 2010 mi ero trasferito a Londra in cerca di lavoro come freelance per l’animazione, ma faticavo un po’ ad inserirmi in questo ambito. Così nel frattempo mi proposi ad un’agenzia di illustrazione. Apprezzarono molto i miei lavori e in pochissimo tempo mi ritrovai pieno di richieste da editori inglesi e americani. Inizialmente lavoravo per l’editoria scolastica e riviste per bambini, poi ho ottenuto progetti più interessanti, che andavano in libreria .

E devo dire che alla fine penso di aver trovato la mia dimensione molto di più con l’illustrazione di quanto avrei potuto fare con l’animazione.

La passione per l’animazione comunque mi è rimasta, e ho continuato a lavorare anche in questo ambito, ma molto più saltuariamente e sopratutto su progetti personali, realizzati con la tecnica dei pupazzi in stop-motion insieme a mia sorella Alice.

L’ispirazione per il mio lavoro penso che arrivi costantemente dalle cose che mi piacciono o che mi sono rimaste in qualche modo attaccate nel corso degli anni.

Per ogni progetto faccio comunque una ricerca visiva specifica, raccogliendo un sacco di immagini e suggestioni.

Per la struttura della copertina de “Il mio gatto si chiama Odino” ad esempio, ho preso ispirazione da quelle dei vecchi libri di fiabe russe, illustrate da Ivan Bilibin.

Avevano una suddivisione in vignette che ricorda la tavola di un fumetto (elemento molto presente nella storia, visto che i ragazzini ne sono appassionati) e allo stesso tempo un che di magico e solenne, che trovavo adatto ad un racconto mitologico e fantastico come questo.

Sto studiando molto Bilibin e nel prossimo volume di Odino vorrei provare ad applicare di più quel tipo di taglio delle immagini, anche nelle illustrazioni interne.

In questo volume sapevo che volevo utilizzare il più spesso possibile delle silohuettes, per due motivi principali. Il primo è che c’erano già diversi personaggi completamente neri: il gatto, i due corvi e i lupi. Ho pensato che questo espediente sarebbe servito ad amalgamarli meglio con il resto dei disegni, evitando che fossero le uniche figurine in qualche modo piatte. Il secondo è che la minaccia, nella storia, proviene dal Regno delle Ombre e quindi mi sembrava adatto tematicamente proporlo come elemento visivo ricorrente.

Questa scelta iniziale ha poi dettato anche l’utilizzo di uno stile di disegno dalle linee molto semplici e pulite. In passato ho lavorato molto con un tratto sporco e pieno di tratteggio, ma in questo caso si sarebbe accostato male con le silohuettes, così nette e pulite.

In più volevo che anche il tratto avesse in qualche modo un richiamo al fumetto per ragazzi.

E ci sono stati altri spunti, dalle stampe giapponesi all’arte medievale. Spero solo di aver impastato al meglio tutti questi elementi!

Come tecnica e stile vario molto da un progetto all’altro. Mi  faccio pure delle paranoie per questa mia “schizofrenia stilistica”, ma anche nei miei quaderni per appunti disegno istintivamente in modi diversissimi tra loro.

Per me fa proprio parte del piacere del disegno, poter provare modi diversi di rappresentare le cose.

Però ammiro tantissimo gli illustratori con uno stile unico e riconoscibile. Personalmente mi piace molto sperimentare e soprattutto avere sempre una nuova sfida tecnica o stilistica da affrontare. Il lavoro già di per se è solitario e alla lunga ritrovarsi sempre a disegnare nello stesso modo può essere poco stimolante. Non vorrei mai annoiarmi nel farlo e in più cerco sempre di trovare il disegno adatto ad ogni storia o soggetto che devo illustrare, non mi interessa più di tanto avere un mio marchio stilistico da applicare su qualsiasi cosa. Spero comunque che la mia mano o il mio sguardo emergano, anche se attraverso stili o tecniche che a volte sono parecchio diverse.

L’intento è di mettersi al servizio delle necessità narrative e trovare quello che possa valorizzare al meglio il tono della scrittura, pensando anche al tipo di libro e la sensazione che deve dare.

Tra i personaggi del romanzo di Francesco Bedini il mio preferito forse è Fenrir, la Bestia a capo dei lupi d’Ombra, nemesi di Odino. Mi piace per la sua furia bestiale e perchè non è completamente corporea, quindi la sua figura può essere resa anche come deformata o vaporosa.

Ma anche Odino stesso mi piace molto, non vedo l’ora di sapere come proseguirà la sua storia!

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