10 domande a Chris Lynch, autore di "Imperdonabile"

Chris Lynch è un autore di romanzi Young Adult molto amato. Imperdonabile è stato finalista al National Book Award e acclamato dalla critica e dai lettori. Un romanzo provocatorio e potente che affronta i temi della violenza contro le donne, del consenso e della responsabilità. Per saperne di più su di lui e sul romanzo, gli abbiamo rivolto le nostre dieci domande!

Quando hai deciso che avresti fatto lo scrittore?
A differenza di molti miei amici scrittori, l’ho realizzato molto tardi. Non leggevo spontaneamente romanzi fino a quando non sono arrivato all’università. Non proprio per caso… è stato in quel momento che mi è venuta in mente l’idea di scrivere.
Cosa hai provato nel vedere il tuo libro pubblicato? È stato un sogno diventato realtà?
È stato emozionante come ce lo si immagina.
Hai una kryptonite nella scrittura?
I passaggi. Potrei felicemente scrivere sempre dialoghi, ma quando arriva il collegamento fra scene e momenti, devo faticarci su. Questo perché è il modo in cui sperimento la vita e i ricordi. Quando ripenso agli eventi della mia vita, vedo i pezzi collocati, non la connessione fra loro. Il libro che mi ha fatto capire che avrei potuto scrivere i romanzi senza i passaggi tradizionali è stato Prendila così di Joan Didion.
I tre libri/autori/illustratori preferiti di quando eri bambino e di adesso.
Come ho confessato prima, ero un anti-lettore da bambino. Comunque c’è stato un breve periodo in cui sono stato membro del club del libro del Dr. Seuss dove mia madre mi aveva iscritto perché potevano esserci storie per i miei gusti. Durò forse solo qualche settimana, ma ho adorato l’idea che quel libro stesse arrivando e fosse indirizzato a me nella cassetta delle lettere. E uno di questi libri, l’unico che ha avuto l’impatto più grande è stato Fox in Socks. Da adulto, scelgo tre autori che mi colpiscono: Robert Olmstead, Richard Ford e Paul Beatty.
L’aspetto positivo e quello negativo dell’essere uno scrittore.
Per entrambi ho la stessa risposta. Amo l’idea di stare da solo a creare. Ma sono spaventato dall’idea del “Cosa sarà di me ora?”.
Come scrittore, cosa sceglieresti come mascotte/avatar/spirito animale?
Ho scritto di elefanti recentemente. Non penso di esserne degno, ma se lo fossi, vorrei appartenere a una compagnia di elefanti.
Dove hai trovato l’idea per questo libro e cosa ti ha insegnato.
Ho cominciato scrivendo un po’ di vignette sulle cose che io e mio fratello più piccolo, Marty, facevamo quando eravamo bambini. Marty è morto da più di un anno. Le due cose che ho imparato facendo questo libro sono che ho imparato ad apprezzare mio fratello in un modo in cui non avevo mai fatto prima e che uno scrittore scrive molto meglio quando trova materiale che ha davvero a cuore.
Raccontaci 3 cose interessanti o folli di te.
Non mi sono mai diplomato. Un incidente in auto mi ha lasciato con un occhio destro perlopiù artificiale e dei bastoncini d’acciaio che tengono insieme la spina dorsale. Sono americano, ma dato che mio padre è nato in Irlanda e ho un passaporto irlandese, posso vivere in Scozia e rimanere nell’Unione Europea anche se la Gran Bretagna non ne fa più parte.
Se non fossi uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
Se avessi la predisposizione, vorrei essere un musicista o un artista visuale più di qualsiasi altra cosa. Lo preferirei perfino alla professione di scrittore, perché mi piacerebbe esprimermi senza usare le parole.
Cosa vuoi dire ai tuoi lettori italiani?
Per dieci anni sono stato sposato con una siculo-americana. Quell’esperienza mi ha dato non soltanto due splendidi bambini e due splendidi (ma lontani) nipoti, ma anche un’esposizione alla creatività nell’uso del linguaggio che altrimenti non avrei avuto. Per questo, sono eternamente grato.

Newsletter

Scelta della lista

Acconsento al trattamento dei dati personali secondo i termini di legge *