10 domande a: Kim Dwinell

Kim Dwinell ama le storie più delle spiagge. Quasi. O forse siamo di fronte a un pareggio. Ha lavorato inizialmente come bagnina, poi nel campo dei film d’animazione (L’incantesimo del lago, Cats Don’t Dance, Hercules, Mulan, Tarzan), e ora ha unito queste due passioni nella sua prima graphic novel, Le ragazze del surf: i misteri di Danger Point. Insegna anche animazione a Long Beach, all’Università della California. Quando non è in aula o alla scrivania probabilmente sta correndo una decina di chilometri, oppure è in mare a bordo della sua barca o della tavola da surf. Vive in un viale costeggiato da alberi nell’assolato sud della California con il marito, il figlio e il suo Springer Spaniel. Ma questo non è tutto! Siamo riusciti a carpire ancora più infromazioni su Kim Dwinell grazie alle nostre 10 domande!

Quando hai deciso che volevi diventare una scrittrice?
Ho sempre saputo che volevo disegnare, e dopo aver lavorato nel campo dell’animazione mi sono resa conto che non amavo solo le immagini, ma anche le storie. Quando lavoravo ai film d’animazione mi occupavo sempre delle storie di qualcun altro. Credo di aver acquisito la sicurezza necessaria per scrivere le mie storie solo più avanti, nella vita.
Che effetto ti ha fatto vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato un sogno diventato realtà?
Quando di recente sono entrata nel nostro stand alla conferenza ALA e ho visto i miei libri per la prima volta, ho iniziato a saltare e urlare dalla gioia. L’odore di libro nuovo! È strano vedere una cosa che è rimasta nella mia testa tanto a lungo uscire adesso nel mondo. Ancora oggi mi sembra tutto un sogno!
Hai una kryptonite nella scrittura?
La mia criptonite  è una giornata estiva di sole perfetta per il surf! Allora voglio subito andare all’aperto e tuffarmi in acqua!
Tre libri/autori/illustratori preferiti quando eri piccola e oggi.
Tutti i libri della serie Le pieghe del tempo, di Madeline L’Engle, hanno influenzato moltissimo la mia infanzia, e ancora oggi li leggo spesso. Ho sempre amato le illustrazioni realistiche e le storie piacevoli di Bill Peet. In questo momento sono innamorata delle illustrazioni di Tony DiTerlizzi – amo la sua abilità con qualsiasi mezzo espressivo tradizionale.
La cosa più bella e quella più brutta del lavoro di scrittrice.
La cosa più bella: inventare nuovi mondi e avere l’opportunità di condividerli con altre persone.
La cosa più brutta: sono una persona molto socievole, ma la scrittura è un’occupazione solitaria.
In qualità di artista, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?
Il mio spirito animale è sicuramente un delfino. Vedo i delfini quando sono in mare a fare surf o in barca. Provo sempre a parlare con loro. Iiiiii-iii-iiiiiiii! Penseranno che sia pazza.
Come ti è venuta l’idea per questo libro e che cosa hai imparato, scrivendolo?
Amo le città di mare, e ho trascorso moltissimo tempo in varie località balneari del sud della California, per lavoro, per fare surf o anche solo per passare del tempo libero. Adoro tutti i personaggi dai colori sgargianti che sembrano così tipici di quei posti (per esempio, perché c’è sempre un tizio col pappagallo?!). Sapevo di voler raccontare una storia basata su quello che avevo visto. Che cosa ho imparato? È un lavoro tremendamente difficile, e non vorrei fare nulla di diverso.
Raccontaci tre cose interessanti/folli su di te.
I momenti più felici sono quelli che trascorro a mollo in mare.
Corro tantissimo perché, se non lo facessi, impazzirei.
Sono alimentata a energia solare.
Se non avessi fatto l’autrice, che lavoro avresti scelto?
Forse avrei messo su un vivaio. O magari farei la biologa marina. O forse il capitano di un rimorchiatore! Ho un trilione di interessi.
C’è qualcosa di particolare che vorresti dire ai tuoi lettori italiani?
Sono anni che vedo le meraviglie dell’arte fiorentina sui libri! Forse un giorno riuscirò a vederle anche di persona!

#10domande

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