Secondo lei, non esiste emozione più intensa di quella che si prova immergendosi in un bel libro.
Lodovica Cima vorrebbe vivere in un condominio come quello del suo Via del Sorriso 123, magari in compagnia di un simpatico cagnone che assomigli al san bernardo Nostromo del romanzo Vacanze all’isola dei Gabbiani di Astrid Lindgren.
Se volete conoscerla ancora meglio non vi resta che leggere le nostre dieci domande!
Quando hai capito per la prima volta di voler diventare una scrittrice?
È stato alle scuole medie, perché in quel momento mi sono accorta che scrivere mi faceva sentire bene. E poi una zia mi ha regalato un taccuino: è stato il primo di tanti, in cui ho cominciato a copiare frasi o canzoni che mi piacevano e poi, via via, pensieri miei.
Come è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È un sogno diventato realtà?
Sì, è stata una grandissima emozione, non si può descrivere tanto è stata forte! Un sogno diventato realtà, esatto. Era il 1995, praticamente un secolo fa! Il libro era Tommaso e l’amico per caso, che ancora oggi si può trovare in libreria. Certo, la copertina ormai è antica: ogni volta che la guardo mi fa tenerezza.
Hai una “Kryptonite” della scrittrice, qualcosa che ti impedisce di scrivere?
Sì, il tempo. Per scrivere ho bisogno di avere la certezza mi aspettano almeno due ore libere da tutto: niente telefono, mail o qualsiasi altra cosa, solo la storia che sto scrivendo e, ovviamente, io!
I tuoi tre libri/autori/illustratori preferiti quando eri una bambina e oggi.
Da bambina adoravo Pippi Calzelunghe, che al tempo era una novità, e Vacanze all’isola dei Gabbiani, sempre di Astrid Lindgren. Come illustratrice avevo una passione per Litzbeth Zwerger.
Oggi mi piace moltissimo David Almond: il suo Skellig è un libro perfetto. Come illustratore invece mi stuzzica Edward Gorey!
La parte migliore e la parte peggiore di essere una scrittrice.
La parte migliore è che “vedo” storie dappertutto: in una frase sentita per caso al supermercato o in metropolitana, andando dal dentista. Le parole si moltiplicano nella mia mente e subito comincio a viaggiare con la fantasia.
La parte peggiore è che per scrivere bene bisogna stare tanto da soli, rinchiudersi in una stanza e trascurare un po’ la famiglia… per fortuna, però, poi so recuperare bene!
Come scrittrice, cosa sceglieresti come tuo avatar/mascotte/spirito animale?
Quello di un bel cagnolone con molto pelo, goloso, un po’ pigro, ma che quando si mette a correre poi è veloce come il vento.
Come ti è venuta la prima idea per questo libro e cosa hai imparato scrivendolo?
Ho pensato che in un condominio la vita può essere bellissima se ci si conosce un po’ tutti e che il custode è la persona che mette in contatto ogni inquilino. Anche se nel condominio in cui vivo io, purtroppo, non succede così: conosco solo in parte chi ci abita, e faccio fatica a fare amicizia. E questo è un peccato, perché potrebbe essere bello aiutarsi a vicenda.
Raccontaci qualcosa di interessante (o di folle!) su di te.
Personalmente, non sono una persona dalla vita avventurosa; però lo sono le mie storie! C’è comunque da dire che sono un’amante dell’acqua: mi piace nuotare e appena posso vado al lago, al mare e, se proprio non c’è nessun altro tipo di acqua a disposizione, in piscina.
Se non potessi essere un’autrice, quale sarebbe il tuo mestiere ideale?
Mi piacerebbe fare l’architetto o la pittrice. Certo, dovrei studiare un po’, ma poi ce la farei!
C’è qualcosa di particolare che vuoi dire ai tuoi lettori?
Leggere è faticoso, ma non bisogna abbattersi, perché se si trova la storia giusta, e ognuno ha la sua, allora è la cosa più bella del mondo. Le emozioni ti sorprendono sempre e non esiste nulla di così intenso.
Provare per credere!
