10 domande a Luca Tortolini, autore di “Il giardino più bello”

Quando hai capito che volevi diventare uno scrittor/illustratore?

Non c’è un momento o episodio preciso in cui ho capito che volevo diventare uno scrittore. È stato un passaggio naturale, un effetto del leggere. Sono prima di tutto un lettore instancabile e curioso. È più emozionante e avvincente leggere che scrivere. A un certo punto però, credo verso i venti anni, ho iniziato a scrivere racconti, soggetti e sceneggiature. Il mio sogno da ragazzo era quello di fare il regista, essere un cineasta. Vedevo tre o quattro film al giorno. Volevo diventare François Truffaut. Ho realizzato anche due documentari da regista (penso che prima o poi ritorno a fare un film).

Con il tempo ho capito che la mia necessità di raccontare storie non era velleitaria.

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?

Ero presente alla stampa del mio primo libro: ero felice.

Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?

Mi sembra di no.

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

Infanzia, tre libri (ma ce n’erano anche altri): Le fiabe dei Grimm – Il conte di Montecristo – L’ isola del tesoro…

Oggi, ne sono molti, sia di libri che di autori, metto tre autori indicativamente: Elsa Morante – Dino Buzzati – Neil Gaiman

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

È il lavoro che ho ricercato e voluto. Non vedo la parte peggiore, ci sono sì delle difficoltà da affrontare, dei problemi da risolvere, e cerco di andare avanti nel modo migliore, ricercando una mia strada personale. Questo mestiere non mi pesa, lo faccio perché è il lavoro che ho voluto. È il lavoro che amo e che mi rende felice.

Come scrittore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Non ho mascotte/avatar/spirito animale… ho delle figure che amo e seguo, tra tutte direi François Truffaut.

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

C’è bisogno di fare la nostra parte contro l’inquinamento, a favore delle politiche ambientali… se tutti cominciassimo ad andare a lezione dagli alberi saremmo persone più sagge e migliori. Gli alberi e la natura sono una fonte di benessere, dovremmo stringere tutti un rapporto più profondo con il regno vegetale.

Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Credo il giardiniere, un mestiere che trovo simile a quello dello scrivere. Bisogna avere molta pazienza. Bisogna imparare ad aspettare e lavorare senza sosta allo stesso tempo. Nelle primavere poi si hanno grandi soddisfazioni, quando tutto è rigoglioso e fiorito. Bisogna amare molto e prendersi cura delle piante, così come delle storie e dei personaggi che si scrivono.

Ci sarebbero anche altri lavori ideali per me… ma tengo stretto il mio e continuo a percorrere la strada scelta.

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?

Sempre grazie.

Newsletter

La nostra newsletter

Scelta della lista

Acconsento al trattamento dei dati personali secondo i termini di legge *