10 domande a Maite Carranza, autrice di "Come in un film"

Da una grande autrice catalana, arriva una storia potente e attuale, vincitrice del Premio Vaixell de Vapor 2016 e del Premio Edebé 2019: Come in un film è il racconto di una famiglia come tante, alle prese con la perdita del lavoro. L’autrice in questione è Maite Carranza che ama la scrittura fin da quando era piccola e la crisi del 2012 in Spagna le ha dato lo spunto per scrivere Come in un film dove i piccoli protagonisti si ritrovano a un certo punto senza luce, senza gas e senza acqua perché la loro mamma ha perso il lavoro.
Maite Carranza ci ha raccontato di lei e delle sue passioni e grazie alle nostre dieci domande abbiamo scoperto perfino che ama così tanto viaggiare che a 17 anni ha addirittura visitato l’Italia in autostop!

Quando hai deciso che avresti fatto la scrittrice?
Quando ero piccola ero una grande lettrice e amavo scrivere storie, ma la mia convinzione sull’essere una scrittrice è cominciata quando avevo 14 anni e la mia migliore amica – anche lei grande lettrice e scrittrice – morì prima di poter partecipare (insieme) al più famoso concorso per giovani scrittori (Premio Coca-Cola). Così mi sono ripromessa che avrei scritto un libro per lei.
Cosa hai provato nel vedere il tuo libro pubblicato? È stato un sogno diventato realtà?
Assolutamente. È stato così magico e simbolico che non ho mai dimenticato quel momento. Il mio primo libro arrivò lo stesso giorno in cui diventai madre, il 15 gennaio 1986. Ero sul letto dell’ospedale, da un lato avevo Ostres, tu quin cacao e dall’altro Júlia, e li aspettavo con impazienza, stupita. Li avevo creati entrambi, ma non riuscivo a crederci!
Hai una kryptonite nella scrittura?
Il mio ottimismo.
I tre libri/autori/illustratori preferiti di quando eri bambina e di adesso.
Quando ero piccola il mio autore preferito era l’inglese Richmail Crompton, che ha scritto le avventure di William Brown. Dopo ho scoperto Roald Dahl e il suo illustratore Quentin Blake, e il vostro amato e famoso Gianni Rodari. I loro libri sono quelli che preferisco leggere ai miei figli.
L’aspetto positivo e quello negativo dell’essere uno scrittore.
Quello positivo: creare senza limiti, sei il capo di te stesso. Il peggiore è la solitudine.
Come scrittrice, cosa sceglieresti come mascotte/avatar/spirito animale?
Sono un animale acquatico, ho bisogno di nuotare ogni giorno. Sceglierei un delfino.
Dove hai trovato l’idea per questo libro e cosa ti ha insegnato.
L’idea mi è venuta quando la crisi ha colpito crudelmente la Spagna, era intorno al 2012. Ho cominciato a pensare alla possibilità di scrivere un romanzo per bambini sulle conseguenze della crisi, ma non sapevo come fare. Era così difficile. Un giorno, nel 2014, ho visitato una scuola posizionata in un quartiere danneggiato e allora ho conosciuto un’altra realtà. Ho visto immagini e ascoltato storie vere sulle vite dei bambini e delle loro famiglie, e il modo in cui venivano aiutati i bambini in questa situazione. Ho imparato dagli insegnanti, dalla loro umanità e generosità. Ora la scuola ha chiuso, è un finale triste.
Raccontaci 3 cose interessanti o folli di te.
Qualche volta parlo da sola (spaventoso).
Mi permetto di leggere solo quando tramonta il sole (come i vampiri). Perché se leggessi durante il giorno, non lavorerei.
Amo gli sport che hanno a che fare con la natura: l’arrampicata, lo sci e il nuoto.
Se non fossi una scrittrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
La guida o la giornalista di viaggio. Amo viaggiare.
Cosa vuoi dire ai tuoi lettori italiani?
Quando avevo 17 anni (molti anni fa), ho viaggiato per l’Italia in autostop. Ho capito che l’Italia e la Spagna sono sorelle. Ero affascinata dalla vostra ospitalità, dall’affetto, dalle vostre città, dal cibo (cappuccino, spaghetti, mortadella) e dai ragazzi (specialmente quelli castani con gli occhi verdi). Ho pensato (me lo ricordo) che se un giorno mi fossi persa, avrebbero potuto cercarmi sicuramente in Italia. Ma non sono italiana, che peccato. Mi è piaciuto parlare con i guidatori nel mio orrendo italo-spagnolo (sono chiacchierona) e mi è piaciuta molto la musica italiana. Un mese dopo un autista mi ha chiesto se fossi italiana, mi sono sentita felice.

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