10 domande a Maria Girón, autrice di “Arturo e l’elefante”

Arturo e l’elefante è un libro davvero speciale per Maria Girón, perché il primo completamente suo. Se siete curiosi di scoprire di più su questa autrice e la sua dolcissima storia, non vi resta che leggere la nostra intervista in #10domande.

Quando hai capito che volevi diventare un’illustratrice?

Quando iniziai la carriera di Belle Arti, scoprì il piacere del disegno. Però solo in seguito mi avvicinai al mondo dell’illustrazione e decisi di dedicarmi a illustrare libri per bambini.

Arturo e l’elefante è il primo libro completamente mio. Devo dire che non è stato per niente facile scrivere il testo. Volevo scrivere il meno possibile, cercare l’essenziale, dire tanto con poche parole e dare molta importanza alle immagini.

 

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?

In un certo senso sì. Per tanti anni mi avevano fatto credere che avere un libro pubblicato era quasi impossibile, e infatti non sono molti gli studenti d’illustrazione che vi riescono. Ricordo che una volta, prima d’entrare alla fiera mi sono fermata davanti all’ingresso e mi sono detta: “Se esco da qui con la promessa d’un libro pubblicato sarò la persona più felice del mondo.” Poche ore dopo due editori diversi mi dicevano che erano interessati a pubblicarmi un libro. Ero felicissima.

 

Hai una tua kryptonite personale nell’invenzione di libri per ragazzi?

Mi sento ancora molto all’inizio del mio percorso, con poca esperienza e con una metodologia non molto definita. Ad ogni progetto cambio un poco il modo di fare. Per ora la mia arma principale è l’intuizione. Forse con il passare degli anni scoprirò che più che un punto debole l’innocenza è stata un vantaggio.

 

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

Da piccola mi appassionavano i libri, guardavo con attenzione ogni piccolo particolare delle immagini, osservavo tutto con impegno e passione mille volte. Se qualcuno mi raccontava una storia prima d’andare a dormire lottavo contro il sonno per ascoltare il finale. Ricordo con molto affetto un’adattazione del film Totoro, gli acquerelli di Gabrielle Vincent e i suoi personaggi “Ernest e Celestine”, i divertenti animaletti di Richard Scarry e tantissimi altri.

Oggi conservo la stessa passione per i libri illustrati. Un’autrice che mi piace molto è Katje Vermeire. I suoi libri sono stati un riferimento importante mentre studiavo illustrazione.

 

Qual è la parte migliore e quella peggiore del tuo mestiere?

La parte migliore è che faccio una cosa che mi piace tantissimo, che mi riempie l’anima. Spesso le ore mi passano veloci. Quella peggiore è che il ritmo accelerato del calendario non coincide col tempo che ti richiede ogni libro. L’ideale sarebbe poter dedicare mesi interi ad ogni progetto, però la realtà è che hai poche settimane prima della consegna.

 

Come illustratore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Forse…una volpe? Non so perché l’ho detto. È il primo animale che mi è venuto in mente. Silenziosa, persistente, invisible, solitaria, meticolosa, piccolina, osservatrice.

 

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

Mi sono sempre sentita attratta dagli elefanti. Fin da piccola. La storia mi è uscita molto facilmente, un giorno, come un lampo. Avevo questa immagine in mente: un piccolo bambino molto simpatico e spensierato e con tanta energia e belle idee, e un vecchio e grosso animale molto triste senza risposte, perso… Mi andava di fare una storia felice, con personaggi simpatici. Avevo voglia di far sorridere.

 

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

–  Sono cresciuta in una casa immensa e vecchia, circondata da boschi. Degna d’un racconto.

–  Mia madre è scultrice. Da piccola adoravo sedermi di fianco a lei e osservare come lavorava l’argilla.

– Sono mamma da poco. E ho scoperto che i miei figli m’insegneranno tantissime cose della mia professione. Non sarò mai più la stessa. Credo sia un vantaggio essere mamma se sei autrice di libri per bambini.

 

Se non fossi diventata un’illustratrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Probabilmente sarei finita nel mondo della pedagogia. O forse sarei diventata burattinaia. Mi piacerebbe tanto creare giocattoli. Quello che è chiaro è che mi piace lavorare per i bambini.

 

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?

Non vorrei che i miei libri fossero soltanto dei passatempi. La mia intenzione è far nascere delle sensazioni nel lettore. Però sta a loro dirmi se ci sono riuscita.

Newsletter

La nostra newsletter

Scelta della lista

Acconsento al trattamento dei dati personali secondo i termini di legge *