10 domande a Mike Deas, autore di “L’isola delle ombre”

Quando hai capito che volevi diventare uno scrittore?

Ho sempre voluto essere un artista grafico o un fumettista di qualche tipo. Da bambino amavo leggere fumetti e disegnare. Dopo aver lavorato nell’industria dei giochi per un paio d’anni, ho capito che volevo lavorare su progetti che mi dessero l’opportunità di avere un maggiore coinvolgimento nel risultato finale, pur continuando a creare direttamente. A quel punto ho capito che l’illustrazione faceva al caso mio.

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?

È stato fantastico vedere il primo libro a cui ho lavorato finalmente stampato. Assolutamente un sogno diventato realtà.

Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?

Lavorare a lungo tempo a un progetto, può compromettere il mio processo creativo. Inizio a prestare troppa attenzione ai minimi dettagli rischiando di perdere di vista il quadro più ampio. A quel punto è il momento di prendersi una pausa e guardare il progetto con occhi nuovi.

 

I tre libri preferiti della tua infanzia e di oggi.

Asterix di René Goscinny and Albert Uderzo

Tintin di Hergé

Calvin and Hobbes di Bill Watterson

 

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

La parte migliore dell’essere un illustratore per me è la capacità di essere creativo ogni giorno. Amo anche lavorare per me stesso e la libertà che ne deriva. Probabilmente la cosa più negativa per me è la mancanza del lato sociale del lavoro, poiché la maggior parte di esso viene svolto in solitudine.

 

Come scrittore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Sicuramente una giraffa!

 

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

 L’ispirazione l’ho avuto grazie a una serie che si intitola Tank and Fizz 

 

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

  1. Ho lavorato come venditore porta a porta in Scozia per un mese dopo il college.
  2. Trascorro il mio tempo libero lavorando a una Chevy del 1960
  3. Lavoro anche nel settore dei videogiochi come concept artist.

Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Probabilmente farei qualcosa nelle arti visive o personalizzerei le auto d’epoca.

 

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori italiani?

Mantieni viva la tua immaginazione!

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