10 domande a Nicky Drayden, autrice di “Overwatch. L’eroe di Numbani”

Quando hai capito che volevi diventare una scrittrice?

Ho iniziato a interessarmi seriamente alla scrittura quando quindici anni fa ho sentito parlare del Mese nazionale della scrittura di romanzi. Mettere una storia su carta è stato fantastico, e mi sono innamorata dello scrivere di personaggi complessi e stravaganti e di trame coinvolgenti ed esagerate.

 

Quanto tempo ci ha impiegato la tua storia ad arrivare sugli scaffali?

Grazie a NaNoWriMo, ho imparato a scrivere molto velocemente, il che mi mette in un’ottima posizione per affrontare progetti entusiasmanti con scadenze ravvicinate. Scholastic mi ha contattato per la prima volta per scrivere L’eroe di Numbani nel febbraio 2019 e ho consegnato la bozza finale nove mesi dopo. Dopo altri nove mesi di magici retroscena editoriali, il libro è arrivato sugli scaffali!

 

Sei il primo artista della tua famiglia?

La mia famiglia è molto dotata musicalmente (anche se quella parte mi ha totalmente ignorato) e abbiamo anche molti artisti visivi. Mi sono dilettata nel disegno e nella pittura, e mi piace, ma non mi appassiona tanto quanto la scrittura.

 

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

Tra i libri di quando ero bambina, qualsiasi cosa di Judy Blume.

Tra i libri di oggi, Dawn di Octavia Butler, Hundred Thousand Kingdoms di N.K. Jemisin, and Mongrels di Stephen Graham Jones.

 

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

La parte migliore è creare mondi e ripiegarmi completamente nella mia immaginazione. È anche sorprendente quando i lettori mi dicono che hanno avuto una sorta di reazione viscerale al libro, ridendo o piangendo, o talvolta anche entrambi sulla stessa pagina.

La parte peggiore, è cercare di mantenere tutto organizzato! C’è così tanto di cui tenere traccia – eventi, interviste, revisioni, e-mail – e non è il mio punto forte.

 

Come scrittrice, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Non  credo di avere nessuna di queste cose, ma sono veramente grata per la mia musa. Lavora in modi misteriosi…

 

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

Scholastic mi ha contattato per la prima volta con l’idea di L’eroe di Numbani, e sono stati molto disponibili nei miei confronti, il che è stato molto divertente. Ho dovuto fare un sacco di ricerche sul gioco Overwatch, sulla tradizione che lo circonda e sui diversi personaggi. Ho anche dovuto fare molte ricerche sulla Nigeria, sede della futuristica città di Numbani, amica dell’intelligenza artificiale. Ho lavorato con un paio di straordinari lettori nigeriani e ho imparato così tanto sulla loro cultura e su come si intreccia nella tradizione del gioco in modi che non sarei mai stata in grado di mettere insieme da sola.

 

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

Gareggiavo nei concorsi di Agility con il mio cane.

So cantare l’alfabeto al contrario.

La mia cosa preferita da fare è stare su un’amaca sotto gli alberi, a leggere libri.

 

Se non fossi diventata una scrittrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Mi piacerebbe realizzare mobili in legno. Sono sempre stata affascinata dalla falegnameria, ma sono stata troppo intimidita dagli utensili elettrici per farlo.

 

Cosa vorresti rimanesse impresso ai tuoi lettori italiani dopo aver letto il libro?

Spero che questo romanzo dia ai lettori italiani uno sguardo su un futuro possibile in cui gli esseri umani, grazie all’intelligenza artificiale e nonostante le rispettive differenze, riescano a costruire una città davvero straordinaria; una comunità rigogliosa, in cui tutti si sostengono, si difendono e si supportano a vicenda.

 

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