10 domande a Pádraig Kenny, autore di “Cuori di latta”

Quando hai capito per la prima volta di voler diventare uno scrittore?

Credo di aver avuto all’incirca 9 anni quando decisi di voler scrivere storie. Con l’adolescenza, capii che avrei potuto provare a costruirmi una carriera come scrittore. Il mio primo racconto in assoluto l’ho scritto con una macchina da scrivere per bambini. Era una storia su un drago e un leone. Amavo quell’immagine. Il mio secondo racconto, invece, narrava di un mostro gigante proveniente dagli abissi del mare. Soltanto una settimana fa, mi sono imbattuto in una storia simile che ha come protagonista un mostro gigante proveniente dalle profondità del mare.

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?

Esatto. Tuttavia, era un sogno inquinato da qualche rimorso perché verso i vent’anni ho dovuto prendere la decisione di concentrare i miei sforzi nella realizzazione di sceneggiature perché mi resi conto di non essere sufficientemente bravo per la prosa. Passarono più di dieci anni prima di passare a cimentarmi nella scrittura di libri per bambini. Ed è stato allora che scoprii che quello era il genere di scrittura che più amavo fra tutti.

Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?

Intendi qualcosa che mi impedisca di scrivere? No, non proprio, posso essere estremamente disciplinato quando comincio a scrivere qualcosa e ovviamente tendo non gettar via la spugna molto facilmente.

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

Da bambino adoravo i libri di Donald Bissett: ha scritto e disegnato storie assurde e senza senso. Mi piacevano anche i libri di Adrian Mole scritti da Sue Townsend. Mi hanno insegnato tutto quello che c’è da sapere sulla combinazione di pathos e umorismo nelle storie. Stephen King ha avuto una grande influenza su di me, da giovane ma anche negli anni più recenti. Adoro poi Susanna Clarke. Penso che i suoi Jonathan Strange e Mr Norrell rappresentinouno dei livelli più alti del genere fantasy. Michael Marshall Smith è un altro autore che ammiro per la sua capacità di combinare umorismo, empatia e umanità.

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

La parte migliore del mestiere di scrittore è quando la storia inizia a prender forma nella tua testa, che inizia ad esser bombardata di idee che a loro volta danno luogo a nuove idee. Trovo tutto ciò entusiasmante. La parte peggiore dell’essere scrittore, invece, riguarda l’attesa: di una decisione del tuo agente o del tuo editore. Trovo che iniziare a scrivere qualcosa di nuovo sia il miglior modo per affrontare ciò.

Come scrittore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Ho sempre avuto un debole per il Bian Coniglio di Alice nel Paese delle Meraviglie!

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

L’idea mi venne osservando un uomo che cercava di vendere un robot giocattolo a una coppia senza figli durante il periodo natalizio. Non riuscivo a togliermi quella scena dalla testa: scene e personaggi iniziarono quindi a prender forma nella mia mente. Quello che invece ho imparato lavorando a questo libro è che a volte non è necessario scrivere e riscrivere una bozza perfetta ma che a volte è possibile riuscire a realizzare una buona bozza al primo tentativo. Dopo aver terminato il libro, ho aspettato un paio di mesi prima di rileggerlo per vedere se potevo fare qualche miglioramento. Giunsi alla conclusione che non vi era nient’altro da aggiungere. Ovviamente ciò non vale per ogni libro; però penso che a volte sia meglio dare ascolto al proprio istinto invece di continuare a scrivere e riscrivere.

Dicci tre aspetti interessanti/bizzarri su di te.

Una volta scrissi una lettera al famoso autore Harlan Ellison chiedendogli il permesso di adattare uno dei suoi racconti brevi a un programma radio. Non mi aspettavo alcuna risposta. Eppure, una notte d’estate, verso mezzanotte, suonò il telefono; era Harlan Ellison. Ero pietrificato e anziché rispondere con un semplice “ciao”, riuscì ad emettere soltanto una serie di versi.

Una volta ho guidato un furgoncino elettrico del latte contro un palo. La velocità massima per questo tipo di furgoncini è di 25 km/h. Io stavo andando a 8 km/h.

La mia prima vittoria la ottenni a un grazioso concorso per bambini nel 1971. A volte penso di aver raggiunto l’apice in quel momento.

Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Il giornalista d’arte libero professionista è per me la sola cosa che si avvicina al brivido che si prova nell’essere uno scrittore.

C’è qualcosa in particolare che vorresti comunicare ai tuoi lettori italiani?

Sono onorato di avere un editore e dei lettori italiani. Spero di riuscire a intrattenere, sorprendere e commuovere i miei futuri lettori. La mia speranza è quella di arrivare a permettere ai lettori di fuggire la quotidianità e l’ordinario e di provare emozioni di entusiasmo e liberazione, anche solo per un momento.

 

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