10 domande a Paris Rosenthal, autrice di "Lettera a una bambina"

Amy e Paris Rosenthal, madre e figlia, hanno scritto insieme Lettera a una bambina, un albo poetico illustrato per ricordare a tutte le bambine quanto sono belle, speciali e uniche! Paris ha avuto la fortuna di lavorare a stretto contatto con sua madre, Amy Krouse Rosenthal, grande autrice di libri per l’infanzia che, dieci giorni prima di morire di cancro, ha scritto un saggio sotto forma di lettera al marito, pubblicata sul New York Times, per esortarlo a sposare un’altra donna. Grazie alle nostre dieci domande, Paris ha potuto raccontarci l’importanza della famiglia, il processo di scrittura a quattro mani e tante altre curiosità. Le sue risposte mostrano una profonda stima e grande affetto nei confronti della madre scomparsa. Lettera a una bambina, best seller del New York Times per oltre 17 settimane, è un atto d’amore verso ogni “figlia”, verso ogni bambina amata.

Quando hai deciso che avresti fatto la scrittrice?
Fin da quando sono piccola, amo fare liste. Risponderò con una di queste:
Scrivo spesso per esprimere le mie emozioni, le mie idee e le domande che mi faccio sulla vita.
Almeno una volta al giorno scrivo qualcosa: una pagina di diario, un saggio (sono all’ultimo anno dell’Università), una lista ecc…
Amo l’intero processo della scrittura: dal modo in cui le dita scivolano sulla tastiera o il modo in cui la penna tocchi il foglio, fino ad arrivare alle idee che dal mio cervello diventano parole su una pagina, vedere il prodotto finito sullo scaffale.
Tutte queste ragioni insieme più la sensazione “ecco cosa intendo” sono i motivi per cui ho capito che volevo essere una scrittrice.
Cosa hai provato nel vedere il tuo libro pubblicato? È stato un sogno diventato realtà?
È stato surreale. Infatti, non mi sono ancora abituata. Avere un libro pubblicato a questo stadio della mia vita è un sogno che diventa realtà. Il vero sogno diventato realtà è che il mio primo libro pubblicato è stata una collaborazione fra me e mia madre.
Hai una kryptonite nella scrittura?
La mia Kriptonite è cercare di scrivere storie di finzione. Ogni volta che mi metto a scrivere, ciò che mi viene naturale è scrivere partendo dall’esperienza di qualcosa che è accaduta nella mia vita, o almeno una versione di ciò. Ammiro molto coloro che traggono storie affascinanti dalla pura immaginazione.

I tre libri/autori/illustratori preferiti di quando eri bambina e di adesso.
Sono sempre stata di parte nel dire che la mia autrice preferita di sempre è mia mamma, Amy Krouse Rosenthal. A parte lei, comunque, i libri di Olivia di Ian Falconer perché erano le mie storie prima di andare a dormire. Ho appena finito di leggere What To Do When I’m Gone (scritto da madre e figlia) ed è stato assolutamente bellissimo. Due delle mie illustratrici preferite sono Charise Mericle e Sara Gillingham. Posso anche dire per esperienza diretta che sono anche persone straordinarie.
L’aspetto positivo e quello negativo dell’essere una scrittrice.
La parte migliore: trovare il bar perfetto in città e stare lì tutto il giorno a scrivere.
La parte peggiore: quando il bar è chiuso (o il caffè è brutto).
Come scrittrice, cosa sceglieresti come mascotte/avatar/spirito animale?
Nella carriera di mia madre il suo simbolo ufficioso era un ombrello giallo. Sceglierei una bambina che tiene un ombrello giallo come mascotte perché mi ricorda di mia mamma, mi ispira e mi sprona.
Dove hai trovato l’idea per questo libro e cosa ti ha insegnato.
Mia mamma è stata autrice di più di 35 libri per ragazzi e inizialmente doveva scrivere Lettera a una bambina da sola. Poi ha avuto l’idea di scriverlo insieme, così che il messaggio potesse avere la visione di una madre e di una figlia. Ciò che ho imparato da questo libro è che sarebbe potuto essere un saggio. In breve, ho imparato a comunicare con diverse persone coinvolte con la stesura del libro, ho migliorato il mio editing e le mie competenze di revisione e ho imparato che so scrivere.

Raccontaci 3 cose interessanti o folli di te.
Michael Jordan ha toccato la pancia di mia mamma quando era incinta di me.
Sono stata l’unica ragazza a giocare nella squadra maschile di basket al liceo.
I miei due fratelli e io abbiamo tatuata una R che sta per Rosenthal. Tre fratelli marchiati dall’inchiostro per sempre.
Se non fossi una scrittrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
Mi piacerebbe avere una voce splendida per cantare, il tipo di voce che dà i brividi. Canterei tutto il tempo. Certo, ascolto musica e canto sempre, ma non mi sento così brava. Se non fossi un’autrice, sarei una rockstar.
Cosa vuoi dire ai tuoi lettori italiani?
Ascolta il tuo lato coraggioso!

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