10 domande a Ryan Andrews, autore di “Era il nostro patto”

Qualche volta Ryan Andrews sogna ancora di fare il contadino nella campagna giapponese, ma per ora si accontenta di un semplice orto e della penna da scrittore. Nelle nostre 10 domande gli abbiamo chiesto di parlarci di lui, di libri e soprattutto di Era il nostro patto, la storia che “doveva assolutamente scrivere”.

 

Quando hai capito che volevi diventare uno scrittore?

Alle elementari scrivevo un sacco di storie: pinzavo insieme un mucchio di fogli di carta per farne un libro e ci scrivevo sopra storie di avventura per il mio insegnante. Alle medie mi sono appassionato ai fumetti giapponesi e volevo fare il fumettista. Poi i miei interessi sono cambiati e sono entrato nel campo della grafica e dell’animazione 3D dopo il liceo. Fino ai vent’anni però non ho mai considerato quella dell’autore come una vera possibilità di lavoro. Durante il mio primo anno in Giappone ho attraversato una sorta di crisi d’identità, passando molto del mio tempo a disegnare e scrivere storie, invece di studiare il giapponese. È stato allora che ho scritto il mio primo racconto, Nothing is Forgotten. Quando l’ho pubblicato online è stato condiviso su vari blog, attirando molti più lettori di quanto mi aspettassi. Le e-mail che ho ricevuto dai lettori di tutto il mondo sono state così incoraggianti che mi hanno davvero dato la fiducia necessaria per andare avanti.

 

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?

Non è ancora uscito sugli scaffali, ma sì, tenere il libro finito tra le mani è stato fantastico. Anni di lavoro tutti ordinatamente rilegati in una bella confezione.

Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?

Il non avere mai tempo sufficiente conta?

 

I tre libri preferiti della tua infanzia e di oggi.

Da ragazzo:

Akira Toriyama, Dragon Ball (tutta la serie)

Brian Jacques, Redwall (tutta la serie)

R. R. Tolkien, Lo hobbit

Riuscire a sceglierne solo tre autori tra i miei preferiti di ora mi sembra impossibile, ne ho tantissimi che amo. Ma se proprio proprio devo selezionarne solo tre, questi sono quelli che amo più di tutti:

Mary Oliver

George R.R. Martin

Tolkien (Lo hobbit è ancora uno dei miei libri preferiti!)

 

Quali sono la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

La parte migliore è quando trovi quell’idea di cui sei così entusiasta che non riesci a smettere di pensarci, e sai che è una storia che DEVI assolutamente scrivere. E poi il momento in cui sei arrivato alla fine e puoi mandarla nel mondo per essere letta. La parte peggiore è quando ti rendi conto che la tua brillante idea non funzionerà affatto e che devi riscriverla…

 

Come scrittore, quale mascotte animale sceglieresti?

Oh, un cane di sicuro. Non è una scelta esotica, lo so, ma i cani sono sempre lì per te quando hai bisogno di un amico con cui scatenarti nei boschi o quando vuoi un po’ di compagnia mentre lavori. E poi restano seduti al tuo fianco giorno e notte. Scrivere storie può essere un lavoro solitario, a volte, quindi avere un compagno che ti sta accanto in ogni momento, come un cane, appunto, è fantastico.

 

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

L’idea principale è nata da una storia che amo da quando ero bambino. È un vecchio romanzo giapponese chiamato Una notte sul treno della Via Lattea, che è stato poi trasformato in un anime con un cast tutto di gatti negli anni ’80 (ve lo consiglio vivamente!). Parla di due ragazzi che viaggiano su un treno in giro per la galassia, si fermano in varie costellazioni e vivono un’avventura nel cosmo. Era il nostro patto in realtà ha iniziato la sua vita come un adattamento di quella storia, ma nel tempo si è trasformato in quello che è oggi.

 

Raccontaci tre cose interessanti (e magari un po’ folli!) su di te.

Sono venuto in Giappone quando avevo 26 anni per imparare il giapponese, ma poi ho finito per non andarmene mai più.

Un tempo la mia aspirazione era fare il contadino nella campagna giapponese… e a volte ci penso ancora, anche se per il momento mi accontento di avere un orto.

Amo gli insetti. Non è molto divertente trovare quelli che pungono nelle tue scarpe o nel tuo letto, di notte, ma li adoro lo stesso.

 

Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Un contadino, o forse un esploratore di foreste.

 

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?

Sono onorato di aver pubblicato il mio libro nel vostro bel paese e spero di poterlo visitare, un giorno!

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