10 domande ad Alex Rühle, autore di “Zippel, il fantasma della serratura”

Da giornalista, a scrittore, a (finto) magnate immobiliare: questo e molto altro è Alex Rühle, il papà di Zippel, il fantasma delle serrature.

Dopo un libro (per adulti!), tanto editing e centinaia di articoli, Alex ha cominciato a sentirsi un vero autore solo quando ha finito di scrivere le avventure di Paul e Zippel. Abbiamo scoperto questo e tanto altro con le nostre 10 domande, che trovate qui sotto!

 

Quando hai capito per la prima volta di voler diventare uno scrittore?

Non ho mai voluto diventare uno scrittore. È solo successo che questa storia di un fantasma e di un bambino che diventano amici ha cominciato a crescere ancora e ancora nella mia mente. Vivo in una vecchia casa con una vecchia porta e una sera, mentre cercavo di aprire la serratura con una lunga chiave non riuscendoci, mi è spuntata questa frase nella testa: “Qui dentro ci dev’essere un fantasmino!”. Quella stessa notte mi sono svegliato avendo ancora questa frase che mi girava per la testa. Allora mi sono alzato, sono andato nella nostra cucina buia (non volevo svegliare mia moglie!) e ho cominciato a scrivere la storia di Zippel e Paul.

 

Come è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È un sogno che è diventato realtà?

In realtà questo non è stato il mio primo libro. Ne ho editati due o tre o ne ho scritto uno in prima persona, nel 2009, sulla nostra collettiva ossessione digitale. Ma mentre allora non ho provato nulla di particolare nel vedere quei libri pubblicati, questa volta è molto diverso. Devo spiegarlo: da molti anni adoro Axel Scheffler, ho letto tutti i suoi libri ai miei figli. E mentre stavo scrivendo Zippel e il divertentissimo caos che scatena, all’improvviso ho pensato: “Axel Scheffler – sarebbe perfetto”. Quindi per me l’intera produzione di questo libro è stata come il Natale o qualcosa del genere; ero sempre in attesa: “Oh, quand’è che Scheffler farà delle nuove illustrazioni?”. E adesso non vedo l’ora di vedere tutto il libro pubblicato (dovrebbe essere la prossima settimana…)

Sonja: Comunque Zippel è il primo libro per bambini di Rühle!

 

Hai una “Kryptonite” dello scrittore, qualcosa che ti impedisce di scrivere?

Be’, la mia vita. Lavoro come giornalista per il Sueddeutsche Zeitung e allo stesso tempo ho una moglie r due figli e cerco di vivere una vita vera con loro. Quindi è un esercizio di giocoleria piuttosto complicato tenere tutto in equilibrio. (Quale era la domanda? Temo di non aver c’entrato la parte sulla Kryptonite…)

 

I tuoi tre libri/autori/illustratori preferiti quando eri un bambino e oggi.

Da bambino: Le avventure di Jim Bottone e Asterix e Obelix.

Oggi: libri per bambini? O cose da adulti?

 

La parte migliore e la parte peggiore di essere uno scrittore.

La parte migliore: scrivere di notte qualsiasi cosa mi venga in mente; ridere da solo per le cose che succedono nel testo; avere questo testo/progetto sempre con me, nella mia testa, come una pietra preziosa che ti porti in giro, in tasca, e che in qualche modo ti protegge.

La parte peggiore: avere questo testo/progetto sempre con me, nella mia testa, come un sassolino fastidioso che senti nella scarpa ad ogni passo e che non se ne va mai…

 

Come scrittore, cosa sceglieresti come tuo avatar/mascotte/spirito animale?

Zippel. Questo è poco ma sicuro. Di notte è sveglio, brilla nel buio e in ogni volta in cui mi dovessi sedermi lì, ponderando e rimuginando, lui mi direbbe, con il suo modo spensierato: “Non preoccuparti, troveremo un modo!”.

 

Come ti è venuta la prima idea per questo libro e cosa hai imparato scrivendolo?

Oh, ho già risposto a queste domande, scusatemi.

 

Raccontaci tre cose interessanti (o folli!) su di te.

  1. Il giorno dopo il mio diploma di maturità ho preso il treno notturno per Ventimiglia.
  2. Sono un magnate immobiliare: insieme ad alcuni amici ho fondato una finta società immobiliare (www.goldgrund.org) per mostrare quanto assurda sia diventata la gentrificazione.
  3. Spesso viaggio fino alla frontiera con una giovane orchesta per accompagnarli al pianoforte.

 

Se non potessi essere un autore, quale sarebbe il tuo mestiere ideale?

Mi piacerebbe essere un artigiano, un falegname per la precisione. Lavorare con le mani, costruire qualcosa dal legno, che viene da vecchi alberi: sarebbe bellissimo. (Non pensate però, per questo mio sogno, che io sia una persona pratica; se mai è vero l’opposto: dato che sono molto maldestro ammiro le persone che riescono a fare delle cose incredibili con le mani…)

 

C’è qualcosa di particolare che vuoi dire ai tuoi lettori italiani?

Non avrò mai il tempo, ma mi piacerebbe fare alcuni incontri di lettura in Italia. Adoro il vostro paese, ho passato tantissime settimane, anzi, mesi, in Liguria, a Venezia, in Sicilia, a Roma… peccato che il mio italiano non sia migliore! Ah, e la prossima settimana farò un viaggio in bicicletta con mio figlio: Monaco-Venezia…

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