10 domande a Sophie Blackall, autrice di “Se vieni sulla Terra”

Quando hai capito che volevi diventare una scrittrice?

Per me l’immagine è sempre venuta prima, e ho avuto l’onore di illustrare tante splendide storie di altrettanti autori. Ma ad un certo punto, mi sono resa conto che non raccontavano più storie che parlassero di ciò che volevo illustrare; è stato allora che ho capito che la cosa migliore era scrivermi le storie da sola.

Quanto tempo ci ha impiegato la tua storia ad arrivare sugli scaffali?

Ho scritto la prima bozza di Se vieni sulla Terra nel 2013, quindi mi ci sono voluti 7 anni per passare dalll’idea al libro finito. Ho dovuto fare molte ricerche, e ho impiegato diverse settimane a dipingere alcune pagine. Ho parlato con bambini in tutto il mondo, dal Congo al Buthan, dall’India al Rwanda, a Brooklyn e New York. Ho portato questo libro con me in giro per il mondo per diversi anni, disegnandone parte in America, in Australia, in Inghilterra e in Grecia. Poterlo finalmente toccare con mano è una sensazione davvero speciale.

Sei il primo artista della tua famiglia?

Mia mamma sapeva fare qualunque cosa dal niente. Sono cresciuta circondata da colori e oggetti artistici, ed è stato un grande privilegio. Sono però la prima ad aver cercato una carriera nell’arte. Inoltre mio papà era un editore e scrittore, da lui ho preso l’amore per i libri.

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

Da bambina amavo Winnie-the-Pooh e studiavo i disegni di E.H Shepard. The Country Bunny and the Little Gold Shoes, scritto da DuBose Heyward e illustrato da Marjorie Flack nel 1939, mi ha insegnato che le ragazze potevano fare qualsiasi cosa, che era possibile essere una madre e avere una carriera, e che fare fotografie era un lavoro prezioso. Ho amato e amo ancora i libri di Maurice Sendak, Alice, Martin Provensen e Roger Duvoisin. Oggi alcuni dei miei illustratori preferiti sono Isabelle Arsenault, Beatrice Alemagna, Sergio Ruzzier, Carson Ellis, Jon Klassen e Sydney Smith.

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?

Quando inizi a disegnare, inizi con una pagina bianca e devi vedere l’intera immagine nella tua testa prima di fare la prima linea. Quando scrivi, puoi iniziare con un piccolo pensiero o una parola e costruire su di esso, puoi spostare le parole e separare le frasi e mi sembra un processo molto più graduale, organico e sperimentale. Lo amo. Puoi anche scrivere storie apposta per le immagini che vuoi realizzare, invece di aspettare che quelle storie appaiano magicamente.

La parte peggiore è non riuscire a vedere una fine. Scrivere fino a un bivio e non sapere da che parte svoltare. Scrivere per chilometri sulla strada sbagliata e tornare a malincuore e prendere l’altro bivio.

Come scrittrice, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Come scrittrice, molto probabilmente sono uno scoiattolo. Vado avanti, corro indietro e salto in un’altra direzione, e lungo la strada nascondo i noccioli di idee da conservare per dopo e a volte non li ritrovo mai più.

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

Ho sei anatre che si chiamano Dickie, Goose, Jumper, Tilda, Pie e Bill e che mi seguono ovunque. La loro cosa preferita sono i piselli surgelati. Sto costruendo un ritiro per scrittori e illustratori di libri per bambini chiamato Milkwood, in un vecchio caseificio nelle montagne a nord di New York. Colleziono lavagne scolastiche per bambini antiche. Mi piace pensare a tutte le cose che sono state scritte e cancellate nel tempo.

Se non fossi diventata una scrittrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Se non potessi essere una scrittrice e gestire Milkwood, aprirei un museo per i progetti incompiuti. Puzzle abbandonati, arazzi, colossei di fiammiferi, cose a maglia lasciate a metà. Un archivio per tutti i progetti artigianali interrotti e le storie ad essi collegate.

Cosa vorresti rimanesse impresso ai tuoi lettori italiani dopo aver letto il libro?

Spero che chiunque legga Se vieni sulla terra possa trovare qualcosa nel libro solo per lui. E che accanto alle piccole cose che trovano familiari, gli verrà anche ricordato che il mondo è vasto, vario e meraviglioso e che appartiene a tutti noi. È l’unica casa che abbiamo, e dovremmo prendercene cura. 

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