10 domande a Susanna Mattiangeli

Quando hai capito che volevi diventare una scrittrice?
Ho sempre avuto difficoltà a definirmi o anche a proiettarmi in un ruolo. Più che diventare una scrittrice, a un certo punto ho voluto fortemente trovare una mia strada nello scrivere, perciò ho cominciato a cercare uno sguardo che mi corrispondesse, che mi permettesse di scrivere testi di cui essere soddisfatta. Questo è avvenuto quando ero ormai adulta, dopo aver studiato storia dell’arte, illustrazione, dopo aver lavorato con le immagini a teatro, nell’animazione stop-motion e soprattutto dopo aver iniziato a progettare laboratori per bambini. E’ stato un processo lungo, in cui ho capito che avrei potuto dare un mio contributo di parole ai libri destinati ai bambini e ai ragazzi.

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?
E’ stato bello, ma non proprio l’avverarsi del sogno della scrittrice. I primi libri che ho pubblicato erano il risultato di un lavoro di squadra prima con Loscaramazze e poi con B5, in cui si faceva un po’ di tutto e io mi sono trovata a scrivere i testi in modo istintivo, tanto per sperimentare. Mi aveva divertito scrivere quei testi, era bello aver realizzato qualcosa con altri ma non avevo ancora veramente riflettuto sulla scrittura per bambini e ragazzi.

Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?
Il tempo. Mi riservo sempre di trovare la parola migliore, di smontare una frase per ricomporla in un altro modo. E’ un lavoro un po’ ossessivo, che prende molta parte di me. Poi sì, certo, la confusione intorno a me, anche se ormai mio malgrado sono allenata a lavorare anche nel casino, nei posti più strani.

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.
Le mie letture di bambina erano un calderone in cui erano mescolati vecchi autori per l’infanzia come Collodi, Lina Schwartz, l’amato Antonio Rubino di Quadratino, insieme agli allora più recenti Rodari e Calvino. Oltre a questi leggevo Asterix, il Corriere dei Piccoli e insieme Linus, che non era molto per bambini; Achille Campanile ma anche le storie di Mafalda e Charlie Brown. Oggi cerco di tenermi aggiornata sulle novità per ragazzi ma non mi piace restringermi in un settore, leggo di tutto. I miei autori preferiti, quelli a cui periodicamente ritorno sono Calvino, sempre, insieme a Borges; ma ci sono anche Simenon, Morante, Szymboska, Carver e però anche Dickinson e Shakespeare. E Pazienza? Il fatto è che queste selezioni alla fine le prendo sul serio e mi sembrano sempre ingiuste, mi tocca lasciare fuori troppa gente.


Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?
Io cerco di far passare del tempo dalla prima scrittura alla revisione di un testo. Quando quello che ho scritto mi convince ancora a distanza di settimane, quando penso “eh però, non c’è male”, allora sono felice. E’ una forma molto solitaria di felicità, significa riconoscersi e capirsi da soli, una specie di dialogo a distanza con se stessi. E in effetti nella scrittura c’è questa dose di solitudine ricercata e necessaria, ma anche pericolosa, ovviamente. Io ho molto bisogno di isolamento per concentrarmi ma sono contenta di stare con la gente e di lavorare anche in gruppo, perciò cerco di compensare, in questo senso fare progetti e lavorare con i bambini mi rigenera.

Come scrittore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?
Hobbes, la tigre di Calvin. Un complice segreto nelle imprese, che però sappia dirti quando stai sbagliando.

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.
Potrei dire di quando…no, non si può. Oppure quella volta che…no, neanche. Invece posso raccontare che da piccola mangiavo le gomme da masticare che trovavo attaccate sotto le sedie al cinema e poi però col tempo mi sono civilizzata tantissimo, così tanto che certi genitori mi hanno addirittura affidato i loro bambini, questo per dire che c’è sempre speranza.

Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
Forse avrei dovuto ballare e basta, sul serio, lo so che non si direbbe ma secondo me io sono fatta per ballare scatenandomi, sudare tanto e crollare a terra con il fiatone. Ma, per dirla con il Dr Seuss, non lo feci allora e adesso è troppo tardi.

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?
Guardatevi intorno, osservate le cose, quelle belle e anche quelle brutte. Anche la gente, scrutatela, sbirciatela, guardatela tutta intera o a pezzetti. Non lasciatevela scappare.

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