10 domande a: MAX BRALLIER, autore de "Gli ultimi ragazzi sulla terra"

Siete curiosi di conoscere più da vicino Max Brallier, autore bestseller del New York Times e game designer? Di lui abbiamo appena pubblicato il divertentissimo Gli ultimi ragazzi sulla terra. Come sopravvivere a un’apocalisse zombie.
Ecco chi è Max… in 10 domande!
Quando hai capito che volevi diventare uno scrittore?
La prima volta che ho capito di voler raccontare storie ero ancora molto giovane –  frequentavo la scuola elementare. Ma non sapevo cosa significasse, ero indeciso se voler progettare videogiochi, o disegnare fumetti, o creare un film, o altro. Ho capito di voler essere uno scrittore al liceo e poi al college. E molto più tardi ho scoperto che quello che mi piaceva davvero era scrivere per i ragazzi.
Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?
Certamente è stato un sogno diventato realtà, ma è stato anche molto spaventoso. Ho ricevuto la mia copia via mail, ho festeggiato per sette secondi e poi all’improvviso ho avuto paura che il libro fosse pessimo e che non sarebbe piaciuto a nessuno. Tremavo. Cosa succede se nessuno lo legge? E se quelli che lo leggeranno penseranno che fa schifo? In effetti, l’ho percepito di più come un sogno diventato realtà dopo che il libro è stato pubblicato e che le persone l’hanno apprezzato.
Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?
Sì. Portare a termine qualcosa. Sono bravo a finire di scrivere un libro al 95%, ma il restante 5% è veramente difficile da finire, per qualche ragione. È come se smettessi di premere l’acceleratore perché sono quasi al termine, e invece è il momento in cui dovrei spingere di più.

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.      
Da bambino: Bart Simpson’s Guide to life era il mio libro preferito, Tintin la mia serie preferita e Calvin & Hobbes era in assoluto il mio preferito di tutti. Oggi…mmh. Quelli che preferisco sono i libri di Lonesome Dove, Falling Angel, e ho sempre, sempre voluto rileggere la serie di Jeff Smith, Bones. Leggo tantissime graphic novel e mi piace molto il mistero.
Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?
La parte migliore è vedere i ragazzi essere davvero contenti di leggere – soprattutto quelli più riluttanti. Ricevo email e lettere da genitori e lettori che lo approvano e ne sono così grati. L’altra cosa grandiosa è la libertà e la flessibilità – se voglio rivedere ancora una volta I Guardiani della Galassia 2 in un martedì qualunque, posso farlo. In più, ho anche una nuova figlia, e di solito sono a casa con lei molto tempo, ed è veramente stupendo. La parte peggiore: è un lavoro molto individuale, che porta a isolarti – e che ti fa sentire solo. Mi mancano lo spirito di squadra, un bell’ufficio, dei buoni colleghi.
Come scrittore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?
Ooh bella domanda! Nel mio ufficio ho tantissimi giochi e action figures – in parte usati come ispirazione, altri perché amo collezionare oggetti. La mia mascotte sarebbe una specie di computer portatile, un mostro estremamente gigante – un computer che mastica, mangia, morde. E adesso mi domando se possa esistere un mostruoso computer-mostro e se possa scriverci su.

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?
Ho imparato tantissime cose scrivendo Gli ultimi ragazzi sulla terra. Ho scritto altre cose prima, ma questo è stato come un campo d’addestramento. Ho davvero imparato come scrivere e costruire una storia, lo sviluppo dei personaggi, il ritmo, la struttura – e ho fuso insieme tre cose che amo: mostri giganti, zombie e fortini con trappole.
Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.
Mmh. 1) Il mio primo lavoro da scrittore professionista è stato a 11 anni – scrivevo recensioni di film per una rivista locale. Avevo una mia colonna intitolata Reviews for Kids. 2) Ho il logo 007 di James Bond tatuato sulla caviglia – sono un nerd per James Bond. 3) Non ho mai mangiato un’insalata in vita mia – neanche una. Sempre che non si possa includere tra le insalate anche la macedonia, ma non è una vera insalata.
Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
Oh cavoli, questa è difficile. Non lo so! Se potessi solo, così, schioccare le dita ed essere in grado di fare qualsiasi cosa voglia, sceglierei sicuramente qualcosa di ovvio e non così unico, come la rock star o il giocatore di baseball superstar. Ma nella vita vera, sarei contento di avere un lavoro dove trovare brave persone, dove poter essere creativo e dove poter trascorrere un po’ di tempo fuori. Qualsiasi lavoro dove sei con gente con cui ti piace stare allora è un buon lavoro, secondo me.

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?
La stessa cosa che dico a chiunque stia leggendo il mio libro – GRAZIE! Grazie di leggerlo. Spero, davvero tanto, che questa specie di avventure goffe che scrivo vi permettano di rilassarvi e di svagarvi e dimenticarvi dei problemi per un po’. E magari anche darvi dell’ispirazione. È tutto.

#10domande

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