10 domande a Carlotta Cubeddu, autrice di "Penso Parlo Posto"

Adora i cartoni animati, sceglierebbe una lontra come mascotte e le sarebbe piaciuto fare la collaudatrice di cuscini. Di chi stiamo parlando? Di Carlotta Cubeddu, autrice, insieme a Federico Taddia, di Penso Parlo Posto. Breve guida alla comunicazione non ostile. Frizzante e vulcanica, non poteva non fare delle nostre 10 domande un racconto divertente di sé!

Quando hai capito che volevi diventare uno scrittore?
Non l’ho ancora capito, nel senso che mi stupisco sempre di aver scritto dei libri. Sono convinta che al mondo ci siano troppi scrittori e pochi lettori. Inoltre penso sia meglio leggere che scrivere. Per questo non riesco a capacitarmi dell’esistenza dei miei libri. Tutto è iniziato con l’idea di voler scrivere cartoni animati, speravo di tirar fuori una serie meravigliosa come Steven Universe o Adventure Time... Invece durante la scuola di Bottega Finzioni mi sono trovata a scrivere di tutto: albi illustrati, programmi televisivi e… il mio primo romanzo. Credo di averci preso gusto, ecco perché non mi sono più fermata.
Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?
Da quindici anni faccio libri per la scuola, quindi una copia stampata non dovrebbe emozionarmi, invece vedere il mio nome in copertina mi ha commosso. Però quello non è stato nulla in confronto agli incontri con i lettori, i librai, gli insegnanti. Vado in tantissime scuole e quella è una diversa emozione ogni volta: paura, orgoglio, speranza, stupore…
Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?
Ne ho moltissime! Grammatica, verbi, ortografia, regionalismi (toscani e sardi). Sono tutte cose che mi terrorizzano e su cui ricasco ogni volta. Poi c’è la “maledizione della conoscenza”: ovvero quando dai per scontato gli elementi che tu conosci benissimo della tua storia, ma il lettore no. Ecco. io spesso mi dimentico di raccontare per bene come è fatto un certo posto o le sensazioni di un personaggio perché per me sono… ovvie! Per questo le persone che mi hanno seguito sono molto più che preziose e meriterebbero il nome in copertina quanto me.
I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.
Ogni volta che ricevo questa domanda rispondo in maniera diversa. L’ultimo libro che ho letto è Cacche per posta di Flavia Moretti e posso dire che l’avrei tanto voluto scrivere io. Ma se parliamo di autori “preferiti” ai primi posti ci sono sicuramente Roal Dahl, Christine Nostlinger e il suo Il bambino sottovuoto e  Stargirl di Jerry Spinelli. Ma starei eliminando tutti gli autori italiani come Janna Carioli, Luisa Mattia, Davide Morosinotto, Bruno Tognolini… solo per non fare un torto a nessuno.
Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore?
La peggiore è che ogni cosa che vedi la vuoi trasformare in storia, racconto. La migliore è che ogni cosa che vedi la trasformi in storia, racconto.
Come scrittore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?
La lontra, perché è un animale su cui ci sono moltissime storie tenerissime, ma non vere al 100%. Per esempio quella che una coppia di lontre quando dorme si tiene per la zampa in modo da non essere separati dalla corrente del fiume dentro cui dormono. Ma è solo un modo per raccontare un animale che è innanzitutto selvatico e selvaggio. Mi piacciono le storie che sono come le lontre: hanno momenti commoventi, ma sono anche vere e ogni tanto perfino cattive.
Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?
Penso Parlo Posto nasce dalla collaborazione con Parole O_stili e quindi la prima ispirazione è stato il Manifesto. Poi sono seguiti tutti i racconti che abbiamo raccolto dai ragazzi. Al di là del mezzo tecnologico in tutte le storie c’era sempre un nocciolo filosofico, psicologico o etico che veniva a galla è bastato riconoscerlo per scriverlo.
Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.
La prima cosa è che per tutte le scuole medie e le superiori ho praticato pugilato. All’epoca eravamo solo due donne in tutta la regione, eravamo amiche e con pesi diversi. Quindi non ho mai fatto un incontro ufficiale, ma il pugilato mi è sempre piaciuto moltissimo perché mi aiutava a scaricare tutte le energie in eccesso.
La seconda cosa è che vorrei moltissimo avere una coda o delle ali… mi spiego: ogni volta che vedo un documentario sugli animali penso che non sia giusto essere dei mammiferi così basici. So che il nostro “superpotere” dovrebbe essere il cervello, ma vuoi mettere avere anche una coda prensile come quella delle scimmie? O delle ali, squame…
La terza e ultima cosa è un po’ triste: non sono mai stata ad Hogwarts e quindi sono irrimediabilmente babbana. Ho sperato che il mio gufo si fosse perso, ma un ritardo di 27 anni credo sia impossibile. Ogni tanto però sbircio fuori dalla finestra, la speranza non muore mai.
Se non fossi diventato uno scrittore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
Sogno sempre che qualcuno mi contatti per diventare collaudatrice di cuscini o coccolatrice di cuccioli di panda, ma sono aziende molto selettive.
Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?
Coniglio, aspirapolvere, fagiolo magico. Se scrivete una storia con queste tre parole mandatemela. Se non scrivete storie e le leggete, meglio ancora, accetto ogni genere di commento, consiglio o racconto.

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