10 domande a Gabriele Scarafia, illustratore di “Due detective e un bassotto”

In occasione dell’uscita del suo primo fumetto Due detective e un bassotto, di cui è autore insieme a Enrico Marigonda, abbiamo deciso di rivolgere le nostre dieci domande a Gabriele Scarafia. Sarà vero che dorme sempre con una t-shirt sulla testa?  Non vi resta che scoprirlo leggendo questa intervista!

Quando hai capito che volevi diventare un illustratore?

Ho capito che avrei voluto raccontare per immagini a 8 anni, quando mi aiutavo con i disegni a immergermi nelle storie che ci inventavamo con i miei compagni di classe durante gli intervalli. La passione per il disegno è però nata molto prima, quando mi fiondavo sui fogli di carta per fissare le immagini dei dinosauri che vedevo alla televisione. “Pk” è stata però la mia rovina, dopo aver letto quel fumetto volevo solo fare una cosa: disegnare fumetti!

Quanto tempo ci sei messo la tua storia ad arrivare sugli scaffali?

Un paio d’anni da quando l’abbiamo proposta a quando è diventata fruibile, essendo un po’ la nostra prima esperienza così “cicciona” abbiamo davvero speso un sacco di tempo a sistemare, limare e correggere per rendere appieno la bellezza della storia.

Sei la prima (il primo) artista della tua famiglia?

Sì, sono il primo ma ho due nonni che mi hanno sempre un senso creativo e che per me sono un po’ i miei primi insegnanti.

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

Quando ero più piccolo i libri di Rohal Dahl mi hanno tenuto compagnia per un sacco di giornate , “PK” è stato forse il miglior fumetto che io abbia letto e che mi ha colpito così forte,Lorenzo Pastrovicchio, disegnatore di quella testata è stato per anni il mio punto di riferimento: quante volte avete visto dei paperi con dei muscoli? Oggi adoro Stefano Turconi, per me il miglior disegnatore per bambini in Italia (e non solo), “il vecchio e il mare” di Hemingway come compagno di viaggio nei momenti difficili, “l’isola del tesoro” per ricordarmi la bellezza dell’avventura.

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di illustratore?

La parte peggiore è sicuramente il non sapere se sei riuscito a trasmettere davvero tutto quello che volevi raccontare. La parte migliore è la sensazione di felicità che ti arriva a fine giornata per aver lavorato con passione e tanto divertimento!

Come illustratore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Spesso mi sento molto una formica, ma sarei una formica stralunata credo.

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

L’ispirazione per quanto riguarda la parte illustrata è arrivata in primis dai cartoni anni 2000 come “due fantagenitori” e libri come”capitan mutanda”: cercavo infatti un segno che potesse essere leggibile e veloce per potermi divertire a disegnare tutte le scene pazze che, per fortuna, enti scrive così bene.

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

La cosa più folle è che dormo sempre con una t-shirt sulla testa. Ma adoro anche mangiare la pasta con i grissini e girare in infradito appena ci sono 25 gradi.

 

Se non fossi diventato uno scrittore/illustratore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

L’insegnante di scuola elementare. Mi piace molto insegnare e mi faccio un sacco di risate con i bambini.

Cosa vorresti che il lettore si ricordasse della tua storia?

Mi piacerebbe che gli\le rimanesse in mente un personaggio o una gag, abbiamo pensato il libro perché sia divertente, vorrei davvero che strappi una calorosa risata.

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