10 domande a Marlies Slegers, autrice di “16 lettere per Lucas”

Marlies Slegers è la prima artista della sua famiglia. Ha passato l’infanzia a viaggiare per il mondo, trovando l’ispirazione per le sue storie in ogni dove. Ecco come l’ha trovata per 16 lettere per Lucas.

Le nostre 10 domande per conoscerla meglio!

Quando hai capito che volevi diventare una scrittrice?

Credo avessi sei anni quando l’ho capito, e pensavo che scrivere storie sarebbe stato fantastico. A nove anni ho lasciato l’Olanda per vivere in Indonesia, e da quel momento ho iniziato ad avere dei diari dove mi annotavo tutte l’esperienze che facevo – la vita lì era così diversa rispetto a quella che avevo in Europa. Ho passato molto tempo a leggere libri e ora dei 14 anni avevo già letto ogni libro della biblioteca della mia scuola internazionale. In quel momento, ho iniziato a scrivere le mie storie, provando diverse forme e generi. Poco dopo sono ritornata in Olanda e dopo qualche anno, ho partecipato a dei concorsi con un romanzo breve scritto da me. Concorsi che ho vinto. Ho deciso poi, di seguire un corso di quattro anni per imparare veramente a scrivere – a quel tempo ero all’inizio dei miei 30 anni.

Quanto tempo ci ha messo la tua storia ad arrivare sugli scaffali?

Il primo libro che ho pubblicato è stato scritto per  il maggiore dei miei figli, che al tempo aveva 7 anni. Gli venne diagnosticato il diabete e volevo aiutarlo a capire che cosa fosse questa malattia, quindi ho scritto un libro per lui. Con questo libro, ho contattato Novo Nordisk, una compagnia farmaceutica che produce insulina. Hanno deciso di produrre e pubblicare questo libro e distribuirlo a tutti i bambini affetti da diabete in Olanda. Questo nel 2004. Non ho mai smesso di scrivere da quel momento e ho pubblicato altri 47 libri.

Sei la prima artista della tua famiglia?

Sì, non ci sono altri artisti nella mia famiglia.

Come hai avuto la prima idea per questo libro e cosa hai imparato scrivendolo?

L’idea per “16 lettere per Lucas” mi è arrivata più o meno dieci anni fa. C’erano queste due ragazze nella mia compagnia, entrambe tredicenni. Una di loro è morta di cancro a 14 anni, l’altra ragazza era la sua migliore amica. È una storia lunga, ma è stato fatto un documentario sulla loro storia, l’idea era: che cosa succede a un’amicizia tra adolescenti quando una di loro ha il cancro? Alla fine Anne è morta, e 2 anni dopo, il regista ha deciso di finire il documentario con la ragazza ancora viva. A un certo punto, lei fa vedere dei biglietti che lei e Anne si erano scambiate a scuola, e dice: “Quando ho visto questi biglietti, mi sono ricordata del momento in cui gli ha scritti”. Vedendo quella scena del documentario, ho subito avuto la prima idea per il mio libro: un genitore muore e lascia una scatola piena di lettere e bigliettini. In quel momento ero impegnata a scrivere altri libri, quindi sono andata a Bali nel 2018 e ho finalmente iniziato a buttare giù la storia.

Qual è la parte migliore e quella peggiore dell’essere una scrittrice?

La migliore: è il lavoro più bello del mondo! Amo creare storie, e riscoprire la bambina che è in me e scrivere storie che i bambini amano. La peggiore: lo stipendio!

Quale personaggio letterario ti piacerebbe essere?

Domanda difficile. Penso sarei il personaggio di un libro di Charlotte Bronte, forse Jane Eyre. I personaggi in quei libri sono sempre delle donne dalla mentalità forte, che sfidano i valori di quei tempi e alla fine, ottengono quello che vogliono.

I tre libri/scrittori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

Da bambina, adoravo i libri di Dr. Seuss e Roald Dahl. Il mio scrittore preferito di sempre è senza dubbio Jonathan Safran Froer. Amo le sue storie e il modo in cui la sua mente ragiona.

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

  1. Avevo un coccodrilo come animale domestico in Indonesia (solo per poco, ma comunque un coccodrillo).
  2. Ballo il flamenco.
  3. Parlo indonesiano (non fluentemente, ma abbastanza da avere una conversazione)
  4. La prossima settimana andrò in Italia per una reunion – della mia scuola internazionale di Jakarta. Facciamo una reunion ogni cinque anni, l’ultima è stata a Bali nel 2018 e quest’anno, ci ritroviamo in Italia. È incredibilmente divertente avere queste reunion con persone che arrivano da tutto il mondo.
  5. Organizzo anche ritiri di scrittura in giro per il mondo.

Se non fossi diventata un’autrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Penso un’insegnante delle medie oppure un’antropologa. Altrimenti avrei un piccolo ristorante – adoro cucinare.

Cosa vorresti che i lettori italiani ricordassero della tua storia?

Spero che leggendola si ricordino che questa storia è un’ode all’amore tra un genitore e suo figlio, perchè non è tanto una storia sulla perdita e il lutto, quanto un omaggio a quell’amore e alla resilienza umana.

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