10 domande ad Azzurra D’Agostino, autrice di “La notte in cui ho ucciso Kurt Cobain”

Azzurra D’Agostino è da sempre appassionata di chiromanzia e di nuoto. L’idea per il suo ultimo romanzo La notte in cui ho ucciso Kurt Cobain le è venuta dal nulla durante un incontro tra scrittori.

Ecco le nostre 10 domande per conoscerla meglio!

Quando hai capito che volevi diventare una scrittrice?

Alle elementari, ho iniziato a scrivere poesie, racconti, canzoni, spettacoli per i miei burattini, inventato un giornale di casa pieno di buchi sui margini che chiamai “Il resto del Tarlino”.

Com’è stato vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato l’avverarsi di un sogno?

Il primo libro è stato una piccola raccolta di poesie in parte in italiano e in parte in dialetto. Avevo 24 anni. In parte, mi ha cambiato la vita e fatto conoscere il mondo dell’editoria da dentro, perché ricevette una discreta attenzione grazie a una recensione sul Sole 24ore a firma del grande poeta milanese Franco Loi. È stato l’inizio di un’avventura meravigliosa.

Hai una tua kryptonite personale nella scrittura?

Me stessa, quando mi perdo per strada.

I tre libri/autori/illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi.

Nell’infanzia, i libri che ho letto di più: Le fiabe dei Grimm e quelle russe, Rodari, Piccole donne. Oggi (autori nel mondo della giovinezza): La voce delle ombre di Frances Hardinge, Shirley Jackson e moltissimi libri di poesia.

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere di scrittore/illustratore?

La parte migliore è potersi dedicare ai fantasmi e ai mondi invisibili, scegliere le parole, incontrare centinaia di ragazzi. La parte peggiore è che le scadenze sembrano essere sempre tutte insieme.

Come scrittrice, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti?

Un’orchidea e un coniglio con una coppa d’oro.

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa?

Questo libro è nato durante un incontro tra scrittori di Book on a Tree. Si parlava di tutt’altro, io mi sono messa a fantasticare a partire da qualcosa che è stato detto e non ricordo e a un certo punto ho avuto un’immagine di un’adolescente che aveva a che fare col senso di colpa. Generico, ma forse legato al fatto di crescere. Scrivendo la storia, ho imparato moltissimo, ovvero che (per quanto riguarda me stessa, non tanto o non solo il contenuto del romanzo) stavo lavorando a un libro che mi permettesse di lasciar andare. La mia stessa adolescenza, il passato, alcune persone. È un lungo attraversamento del dire addio e capire che dentro c’è anche un “benvenuto”.

Raccontaci tre cose folli/interessanti su di te.

Per anni ho lavorato nelle piscine, insegnando nuoto, acqua gym e facendo la bagnina. Sono appassionata di chiromanzia (ho anche scritto un progetto dedicato a questo). Vivo in una casa nel bosco.

Se non fossi diventato una scrittrice, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

Siccome ho sempre amato disegnare e avevo iniziato anche a fare fumetti, forse non mi dispiacerebbe la fumettista (in particolare, di vignette comiche). Ma comunque anche le piscine mi piacciono ancora molto.

Vorresti dire qualcosa ai tuoi lettori?

Coraggio, ragazzi! Perseguite con tenacia la forza di immaginare nuove alleanze.

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