10 domande a: Silvia Vecchini e Sualzo

Silvia Vecchini e Sualzo sono una coppia affiatata. Partner nella vita e nel lavoro, condividono la passione per le belle storie, narrate bene, che arrivano dritte al cuore. Gli appassionati di fumetto li conosceranno già grazie a lavori come Fiato sospeso (con cui hanno vinto il prestigioso Premio Orbil 2013) e Forse l’amore (Tunué). Eccoli, ancora una volta, con una storia importante e sentita, che lascia alla fine una calda sensazione di speranza. Il loro ultimo lavoro è La zona rossa, una graphic novel ispirata al terremoto che ha sconvolto il Centro Italia, e che ha distrutto non solo case e monumenti ma anche quotidianità e certezze. Matteo, Giulia e Federico, i protagonisti della storia, sapranno affrontare la loro nuova vita, e fare dell’amicizia le salde radici a cui aggrapparsi in un momento in cui tutto sembra vacillare. La graphic novel sostiene anche un importante progetto legato alle terre coinvolte dal terremoto: grazie al “Progetto Zona Rossa”, per ogni copia venduta 1 euro andrà al laboratorio di teatro per ragazzi a Montefortino, uno dei comuni marchigiani più colpiti.
Siamo emozionati e contenti di condividere con tutti voi questo progetto e questa incredibile storia. Ma, per conoscere meglio la coppia d’oro del fumetto italiano, ecco le nostre dieci domande!

Quando hai deciso che avresti fatto lo scrittore/illustratore?
Sualzo: Ho deciso intorno ai 30 anni, quando è nata la mia prima figlia e ho pensato “mi piacerebbe che vedesse suo padre felice”.
Silvia: Ho deciso da ragazzina. Non di fare la scrittrice ma di avere la scrittura per compagnia. Mi sono augurata che continuasse a far parte della mia vita qualsiasi lavoro avessi fatto da grande.
Cosa hai provato nel vedere il tuo primo libro pubblicato? È stato un sogno diventato realtà?
Sualzo: È stato un po’ strano, perché anche se è vero che ho pensato tardi di fare l’illustratore come mestiere, pubblicare un libro con i miei disegni era un sogno che ho avuto sin da bambino. Quindi forse era un sogno che non ricordavo di avere che diventava realtà.
Silvia: Ricordo che sono stata alla finestra per due giorni aspettando di veder arrivare il corriere con le prime copie. Di sicuro avrò fatto anche qualcos’altro in quei giorni, ma io ricordo solo la finestra.
Hai una kryptonite nella scrittura?
Sualzo: Il pensiero di non aver abbastanza chiaro nel dettaglio ciò che voglio disegnare. Quando si innesca, perdo giornate intere dietro a documentazioni per lo più superflue.
Silvia: Il momento sbagliato. Quando mi metto a scrivere in realtà la storia deve aver già lavorato nella mia testa per diverso tempo. Allora d’un tratto la sostanza di cui sono fatti personaggi si addensa, converge tutta in un punto come se fosse limatura di ferro attratta da una calamita. Se inizio a scrivere troppo presto, i vari frammenti si sparpagliano e non c’è niente da fare per tenerli insieme. Meglio farsi un giro in bicicletta.
I tre libri/autori/illustratori preferiti di quando eri bambini e di adesso.
Sualzo: Grazia Nidasio, Il diario di Stefi; Franquin, Gaston Lagaffe; Ibanez, Mortadella e Filemone. Adesso: Grazia Nidasio rimane un faro insieme a Christophe Blaine e Dupuy&Berberian.
Silvia: Da bambina ho avuto pochissimi libri. Anche bruttini direi. Al momento tra i miei autori preferiti ci sono Guus Kuijer, Ken Haruf, Alice Munro.
La parte migliore e quella peggiore dell’essere uno scrittore o un illustratore.
Sualzo: La parte migliore di essere un illustratore è che non hai orari fissi di lavoro. La parte peggiore di essere illustratore è che non hai orari fissi di lavoro.
Silvia: Continuare a leggere storie ovunque io mi trovi e nelle persone più disparate. Imbattersi nei dati che affermano che perdiamo per strada ogni giorno tantissimi giovani lettori.
Come scrittore/illustratore, cosa sceglieresti come mascotte/avatar/spirito animale?
Sualzo: L’ho già scelto quando ho preso il mio nome d’arte. Sualzo è il nome in dialetto con cui i pescatori del Trasimeno chiamano lo Svasso maggiore, uccello capace di grandi apnee e di supposte doti magiche.
Silvia: Il mio spirito guida non è un animale ma è un albero che cambia continuamente forma. Disegno sempre alberi quando sono soprappensiero oppure quando sto cercando di iniziare a scrivere. Forse perché occorre affondare bene le radici prima di salire su.
Dove hai trovato l’idea per questo libro e cosa ti ha insegnato?
Sualzo: Purtroppo l’idea per questo libro ci è capitata addosso solo per il posto in cui viviamo. Abbastanza lontano dall’epicentro per non soffrire di danni fisici ma abbastanza vicino per vedere cosa significa continuare a vivere dopo un terremoto che ti ha portato via tutto.
Silvia: L’idea è arrivata alle 7.40 del 30 ottobre quando ero sola in casa e libri, finestre, giochi, stoviglie hanno iniziato a muoversi. Fuori un rumore cupo come quello di un temporale in arrivo. Ma il cielo era limpidissimo. Stare a contatto con questa storia mi ha insegnato che ci vuole una grande forza nel vedere andare a pezzi il mondo attorno e dentro te e che ne serve ancora di più per tentare di riaccostarli uno a uno.
Raccontaci tre cose interessanti o folli di te.
Sualzo: 1. Non riesco a smettere di acquistare ukuleli. Uno ogni sei mesi è il minimo che riesca a sopportare; 2. Se ti faccio pescare una carta, quasi sempre indovino quale è senza vederla; 3. Se fossi nata femmina mi sarei dovuta chiamare Teodora. Che sarebbe stato il minore dei problemi, vista la lunga barba che porto da anni.
Silvia: 1. Se devo prendere un treno (e capita spesso) metto sempre non meno di tre sveglie che mandano fuori dai gangheri tutti quelli che abitano con me; 2. Nel pieno della mia formazione, tra tutte le lingue utili che potevo scegliere di studiare, ho scelto l’ugaritico e l’accadico; 3. Mi sono fidata dell’intuito di una diciassettenne e ho sposato Sualzo.

Se non fossi uno scrittore/illustratore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?
Sualzo: L’osservatore di tramonti.
Silvia: La surfista!
C’è qualcosa che vuoi dire ai tuoi lettori?
Sualzo: Tenete duro.
Silvia: Ciao, come stai? Ti ho pensato per tutto il tempo che ho scritto questa storia.

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