La parola agli illustratori: AlbHey Longo

Fumettista e illustratore classe 1993, AlbHey Longo ha recentemente realizzato per Il Castoro le illustrazioni del graphic novel Il gioco maledetto, in libreria dal 31 ottobre. Si tratta di un’avventura spassosa e colorata – con numerosi richiami a Stranger Things e a Jumanji –, ma profonda, in cui le amicizie vengono messe alla prova e i protagonisti devono fare i conti con le proprie debolezze.

10 domande per conoscere meglio AlbHey Longo!

Quando hai capito che volevi diventare un illustratore?

Praticamente da sempre, se non fosse stato per qualche anno durante le scuole superiori, potrei dire che disegnare per vivere è sempre stato il mio obiettivo.

Quanto tempo ci ha messo la tua storia ad arrivare sugli scaffali delle librerie?

La mia prima storia è arrivata sugli scaffali nel 2016, dopo qualche anno – durante l’accademia di Belle Arti di Torino – di sperimentazione, autoproducendo volumetti che sempre di più assomigliavano a un vero e proprio libro “da scaffale”.

Sei il primo artista della tua famiglia?

Ufficialmente sì, anche se mia madre ha comunque frequentato una scuola artistica. Ma è probabile che non sarò l’ultimo!

I tuoi tre libri, autori o illustratori preferiti della tua infanzia e di oggi. 

Dell’infanzia:

  • Alla ricerca della megafragola, illustrato da Davide Toffolo.
  • Che cosa fare quando piove, illustrato da Tony Wolf.
  • Il culetto indipendente, illustrato da Avi.

In età adulta:

  • Max Winson, di Jérémie Moreau.
  • One Piece, di Eiichiro Oda.
  • Brat, di Michael Deforge.

Qual è la parte migliore e quella peggiore del mestiere dell’illustratore?

La migliore è sicuramente la libertà di azione, poter creare partendo da un semplice foglio. La peggiore è l’assenza di libertà dettata dal tempo. 

Come illustratore, quale mascotte/avatar/spirito animale sceglieresti? 

Un canide di mezza taglia un po’ malandato, tipo il lupo de La spada nella roccia.

Dove hai trovato l’ispirazione per questo libro? Ti ha insegnato qualcosa? 

L’idea nasce dalla testa di Brian Freschi, dal mio canto l’ispirazione estetica arriva dal mondo di Cartoon Network, unito al mondo del fumetto underground. Da questo libro ne esco con una maggiore consapevolezza nella gestione dei tempi di lavoro legata alle pagine, una cosa per me essenziale per godersi la lavorazione di un libro.

 Raccontaci tre cose interessanti/un po’ pazze su di te!

  • Mi piace considerare il videogioco di Cuphead come la cosa in cui sono più bravo.
  • Fosse per me, potrei campare solamente di pizzette ed Estathé.
  • Sul mio profilo Instagram vanto un like di Masaaki Yuasa e uno di Donatella Rettore.

 Se non fossi diventato un illustratore, quale sarebbe il tuo lavoro ideale?

 Il ricco erede.

 Cosa vorresti che i lettori si ricordassero della tua storia?

 Mi piace l’idea che questo libro di ben 200 pagine possa diventare il ricordo di un’estate per qualche giovane lettore.

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